Street art, alle ex Reggiane dipinti per protesta i numeri degli assessori

Il Collettivo Fx contro il progetto di un regolamento sulla street art: opere cancellate e diffusi i recapiti di Pratissoli e Curioni

REGGIO EMILIA. Opere cancellate con intense pittate di nero. E poi una scritta con due numeri di telefono, diffusi all’insaputa dei due assessori intestatari, come se si trattasse di un annuncio pubblicitario in piena regola: “Spazio libero”. I numeri sono quelli degli uffici di Alex Pratissoli e Raffella Curioni, assessori rispettivamente alla Riqualificazione urbana e alla Creatività giovanile, dove già sarebbero arrivate alcune telefonate, alle quali tra l’imbarazzo e la sorpresa è stato risposto con un classico: «Vi faremo sapere». È la forma di protesta messa in atto dal Collettivo Fx nelle ex Officine Reggiane, al centro dell’imponente progetto di riqualificazione in funzione del Tecnopolo: una delle più grandi aree di street art presenti in Europa, lentamente smantellata nel corso dei lavori, che nelle intenzioni dell’amministrazione sarà comunque “preservata” in un museo virtuale in fase di realizzazione.

Ma, mentre i lavori avanzano, fra gli street artist si accende una discussione sempre più vivace. Non solo sulla difesa dei murales presenti all’interno dei capannoni, considerati da molti un patrimonio simbolico da difendere. Ma anche sul più ampio ruolo che la street art ha nel contesto cittadino: una forma d’arte nata come totalmente spontanea, non commerciabile, non catalogabile, nè museabile, come ribadito polemicamente anche da Blu, l’artista che ha cancellato a Bologna le proprie opere per evitare che venissero staccate e conservate in un museo. Una forma d’arte, infine, neanche regolamentabile, come invece si prospetta nelle intenzioni del Comune.

È infatti proprio un regolamento comunale sulla street art l’obiettivo principale dell’azione di protesta del Collettivo Fx: un progetto presentato nel corso di Remixing Cities, l’iniziativa su riqualificazione urbana e creatività organizzata nei giorni scorsi dal Comune, quando le Reggiane sono state aperte con successo a visite guidate prese d’assalto dalla cittadinanza.

«In occasione di Remixing Cities 2 – scrivono sul proprio profilo Facebook dal Collettivo Fx – inizia la collaborazione spontanea con il Comune di Reggio Emilia: liberiamo spazi vecchi, realizzati fuori dalle regole, e individuiamo spazi nuovi per i progetti futuri, che nasceranno dal Regolamento di Street Art, e su ispirazione di progetti come Bart e soprattutto TorMarancia».

Un post sarcastico e provocatorio, corredato con alcune foto della forma di protesta: le opere cancellate, e i numeri di telefono dei due assessori, Pratissoli, titolare della riqualificazione, e Curioni, che sta lavorando al regolamento, con il coinvolgimento soltanto di una parte di street artist, sul modello di un’iniziativa simile presentata a Ravenna.

«È una presa di posizione rispetto a certi progetti presentati a Remixing Cities come modelli, ma che nella realtà sono stati speculativi – commentano dal Collettivo Fx, facendo comunque distinguo rispetto a quella che era stata la clamorosa protesta di Blu – Abbiamo fatto come le agenzie di pubblicità, che usano gli spazi pubblici a scopo commerciale: coprire qualcosa era inevitabile per liberare spazi. Blu è in azione per cose simili, ma nella sostanza molto diversa».

Secondo il Collettivo Fx, il regolamento «consiste nel controllare un movimento spontaneo non facendolo più diventare spontaneo». Non solo: «Chi ha provato questi sistemi di controllo ha sempre ottenuto effetti collaterali devastanti». Non tutti gli street artist reggiani in realtà la pensano in questo modo. E ci sono anche writers che stanno collaborando con il Comune per portare avanti il progetto. Nel dubbio, cosa fare? Una cosa è certa: in ogni caso, i numeri per ricevere informazioni ormai sono facilmente reperibili.