Arriva il dietrofront Il ministero riapre il castello

A poche ore dalla chiusura, il Polo museale ci ripensa dopo l’errata valutazione delle carte arrivate dal Comune

CANOSSA. Il ministero va a Canossa. E’ durata poche ore l’ordinanza del Polo museale dell’Emilia Romagna, sede regionale del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, con cui lunedì pomeriggio l’ente dichiarava: «La Direzione del Polo museale dell’Emilia Romagna è spiacente di dover comunicare che, a seguito della segnalazione del Comune di Canossa, i cui tecnici indicano la necessità nell'area di un intervento di "somma urgenza" che presuppone rischi specifici per l'incolumità delle persone e dei beni, la Direzione decreta l'immediata chiusura al pubblico del sito, per i necessari ulteriori accertamenti geologici sulle parti di propria competenza e responsabilità».

In altre parole, castello chiuso e guai a chi volesse mettere piede sulla storica rupe. Tra l’altro, il testo firmato dal dirigente del Polo museale regionale, Mario Scalini, ha indotto coloro che conoscono la situazione del castello di Bianello – e in particolare il fatto che in questi giorni sono in corso i lavori sul sentiero attorno alla rupe – a credere che una decisione così fulminea e drastica fosse stata presa a seguito di chissà quale scoperta fatta durante l’intervento in atto.

Che cosa è successo? Che cosa avranno mai scoperto le persone incaricate di compiere questi lavori? Segnali inequivocabili – magari nascosti nella vegetazione – di un imminente crollo della storica rupe o di qualche grosso masso?

Macché. I lavori lungo il sentiero non c’entrano nulla. O meglio, c’entrano ma non sono affatto la causa della chiusura del castello. E allora che cosa è successo? Semplice: a Bologna qualche funzionario ha preso in mano le ultime carte arrivate dal Comune di Canossa – quelle in cui si motivava la necessità di compiere con urgenza i lavori di pulizia del sentiero, benché questa fosse solo la formula richiesta per ottenere i primi finanziamenti della somma destinata ad arrivare al castello (190mila euro, prima tranche dei fondi attesi dalla Regione) – e hanno scambiato quella “somma urgenza” come una novità foriera di catastrofi tanto tragiche quanto imminenti.

Di fatto, il Polo museale di Bologna ha disposto la chiusura del castello, con conseguente incazzatura a più livelli: dal municipio in giù (o in su, trattandosi della rupe di Matilde). E sono subito iniziate le telefonate tra Canossa e Bologna. In breve è emerso il sorprendente, colossale equivoco.

Di conseguenza, il Polo museale di Bologna ha fatto dietrofront: come non detto, il castello è aperto e visitabile.

Tanto è vero che ieri mattina la visita al castello da parte di alcune classi dell’istituto Matilde di Canossa di Reggio Emilia – organizzata da tempo – si è svolta regolarmente. E il Polo museale è idealmente andato a Canossa, facendo tornare in auge l'antica espressione «andare a Canossa», nata in riferimento alla storica umiliazione inflitta dal papa e da Matilde all’imperatore Enrico IV. Una espressione entrata da allora nell'uso comune, tutt’ora utilizzata anche in altre lingue, come in quella tedesca ("nach Canossa gehen"), in inglese ("go to Canossa") e in francese ("aller à Canossa").

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