Imprenditore piange per le minacce subìte «Paga, pensa ai figli»

REGGIO EMILIA. Ha avuto paura per i suoi due figli, non è più un imprenditore («Faccio ora il dipendente») perché la sua azienda è fallita, ha dovuto pagare a calabresi e campani 600mila euro (fra...

REGGIO EMILIA. Ha avuto paura per i suoi due figli, non è più un imprenditore («Faccio ora il dipendente») perché la sua azienda è fallita, ha dovuto pagare a calabresi e campani 600mila euro (fra contanti ed assegni) e non ha più visto la sua Lamborghini Gallardo del valore di 80-90mila euro («Mi fu chiesta in prestito per un matrimonio, invece...»).

Andrea Cesarini, 40 anni, spesso con un groppo in gola ha raccontato ieri come è finito in questa storiaccia che per chi ha indagato ha un solo nome: estorsione.

E ripercorrendo quei momenti – spesso agghiaccianti – che colloca fra l’ottobre 2012 e il marzo 2013, arriva a non farcela più e piange. Un crollo emotivo di Cesarini che – su sollecitazione alla Corte del suo avvocato che lo tutela nella costituzione di parte civile – porta alla sospensione della testimonianza per alcuni minuti. Per l’accusa in sette hanno agito per mettere in ginocchio l’ormai ex imprenditore viterbese: quattro calabresi (al vertice Nicolino Sarcone, poi i fratelli Antonio e Luigi Silipo, nonché Omar Costi), il volto tv reggiano Marco Gibertini, il carabiniere in pensione Mario Cannizzo e il campano Vittorio Mormile.

Cesarini ha detto che conosceva Omar Costi con cui era in affari, poi cominciarono a chiedergli somme milionarie («Ma io ero tranquillo, non dovevo soldi a nessuno») ma anche le minacce: «Mi diedero tempo per mettere a posto le cose fino al compleanno di mio figlio...». E iniziarono anche incontri sempre più tesi, prima a Napoli, poi a Cadelbosco Sopra a casa di Antonio Silipo. «”Quando si arriva qui è il capolinea – riporta Cesarini le frasi più inquietanti che gli disse quel giorno Silipo – pensa alla tranquillità dei figli, paghi la vita dei tuoi due figli”».

Sotto pressione, lasciò sul tavolo tre assegni per 350mila euro. Non erano coperti, ma da quel momento cominciò a pagare e saranno fior di soldi. Metodi da ’ndrangheta dice l’imputazione.