Il caso Silvia Prodi finisce sul tavolo del ministro degli Esteri

La nipote di Romano Prodi e altre due donne erano state rimpatriate a forza dal Marocco mentre cercavano di raggiungere il Sahrawi

REGGIO EMILIA. Sulla vicenda che ha visto coinvolte la consigliera regionale Pd, Silvia Prodi, Caterina Lusuardi, presidente dell’associazione “Jaima Sahrawi” e Fabiana Bruschi, i deputati del Partito Democratico Antonella Incerti e Paolo Gandolfi insieme ai colleghi Giuseppe Romanini, Patrizia Maestri e Davide Baruffi hanno presentato una interrogazione al ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni. I parlamentari Pd, chiedono – si legge nell’interrogazione – «se il ministro sia a conoscenza dell’episodio e se non ritenga necessario assumere una forte presa di posizione diplomatica, in raccordo con i partner europei e con le istituzioni comunitarie, volta a favorire l’effettivo riconoscimento della libertà di accesso e di circolazione nei territori del Sahara Occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie».

Lo scorso 10 settembre la consigliera Prodi con Caterina Lusuardi e Fabiana Bruschi dell’associazione Jaima Sahrawi sono partite da Bologna in direzione Laayoune, cittadina situata nella zona del Sahara Occidentale contesa tra il Marocco e il fronte Polisario e attualmente sotto la giurisdizione marocchina.

Lo scopo del viaggio era incontrare alcune persone del popolo saharawi, in contatto con l’associazione, per ricevere informazioni sulle loro condizioni. La visita, non di natura istituzionale, era stata comunicata all’ambasciata italiana e le tre si erano regolarmente registrate tramite al sito della Farnesina. Prodi, Lusuardi e Bruschi hanno riferito che raggiunta Laayoune non è stato loro permesso di scendere dall’aereo e la polizia marocchina, dopo aver ritirato loro i passaporti, senza spiegazione e senza il rilascio di alcun documento ufficiale, le ha fatte reimbarcare per Casablanca.

Lì sono state condotte da un funzionario di polizia in borghese nella zona di transito dell’aeroporto, dove sono state trattenute per 11 ore prima di essere raggiunte dal console italiano che le ha informate che la mattina seguente sarebbero state rimpatriate. «Negli ultimi anni è fortemente cresciuto nel nostro Paese il sostegno, anche istituzionale, alla prospettiva di decolonizzazione, autodeterminazione e democratizzazione dei territori del Sahara Occidentale – fanno sapere dal Pd – Iniziative che questo episodio rischia compromettere».