Caso Moro, indagato un ex brigatista reggiano

Franco Bonisoli nel mirino della Procura di Roma con altre sei note brigate rosse per il "giallo" degli spari a un' auto misteriosa

REGGIO EMILIA  Ad oltre trentotto anni dall'uccisione a Roma dello statista democristiano Aldo Moro restano ancora grosse ombre sia sul sanguinario agguato di via Fani (16 marzo 1978), sia sull'uccisione dell'allora presidente della Dc (9 maggio 1978).

Misteri che a quanto pare sta cercando di svelare una nuova inchiesta che fa capo alla Procura generale della Corte d'appello di Roma e che vede indagati sette esponenti delle Brigate rosse, fra cui il reggiano 61enne Franco Bonisoli, già condannato all'ergastolo nel 1983 (ma è già fuori dal carcere) come uno dei membri del commando di brigatisti macchiatosi della strage di via Fani.

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Con il brigatista di Reggio sono finiti sotto inchiesta figure molto note nei cupi anni di piombo: Mario Moretti, Barbara Balzerani, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Raffaele Fiore e Raimondo Etro.

Sette indagati per un'inchiesta ancora avvolta nel "giallo" perché si fa riferimento nelle richieste di interrogatorio solo ad un reato "commesso nell'ambito della strage di via Fani e del rapimento e dell'omicidio dell'onorevole Aldo Moro". Deposizioni in gran parte non ottenute, trincerandosi dietro alla facoltà di non rispondere.

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Da quanto "filtra" gli inquirenti romani starebbero indagando su una macchina misteriosa piombata quel tragico giorno in via Fani e contro cui sarebbero stati esplosi dei colpi, il che avrebbe costretto l'auto ad allontanarsi. Furono i brigatisti a sparare? Chi c'era su quella macchina? Si procede per tentato omicidio?

Tante domande a cui non sarà facile rispondere con dati certi a così tanti anni di distanza. Del resto è ancora tutta da chiarire anche la presenza in via Fani di una moto Honda blu con a bordo due persone: da quel mezzo si sparò (perdendo poi un caricatore) contro un ingegnere casualmente sulla scena dell'agguato e che riuscì a schivare la scarica di quel piccolo mitra.

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I brigatisti nel processo hanno sempre negato di sapere chi vi fosse su quella moto («Non era certamente roba nostra»), mentre un ex ispettore della Digos sostiene - sulla scia di una lettera anonima che venne inviata alla "Stampa" - che sull'Honda vi fossero due agenti dei servizi segreti.

Franco Bonisoli in via Fani era travestito da aviere (insieme a Valerio Morucci, Raffaele Fiore e Prospero Gallinari) oltre che armato di un mitra con cui sparò per neutralizzare l'Alfetta di scorta, usando anche una pistola contro un agente che tentò una reazione.

Durante la detenzione si è poi dissociato dalla lotta armata. In diversi dibattiti pubblici Bonisoli ha incontrato Agnese Moro, figlia del leader democristiano rapito e ucciso dalle Brigate rosse.

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«In questi incontri mi sento un po' in imbarazzo - ha dichiarato l'ex brigatista reggiano prima di un dibattito a Genova - ma mi sembra un atto di responsabilità accettare il dialogo. Il fatto di aver pagato il mio debito con la giustizia non mi lascia tranquillo.

Sento comunque la responsabilità rispetto a quegli anni e allora se c'è la possibilità di un confronto sul piano umano con i familiari delle vittime e con le vittime stesse che hanno subìto gli effetti della nostra violenza non posso tirarmi indietro anche per tentare una ricomposizione che possa almeno in parte alleviare le loro sofferenze».