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«Così Canossa potrà accogliere i turisti»

Magrini (Beni culturali) sull’arrivo dei fondi: «Serviranno 3 o 4 anni per vedere i risultati». Stasera un brindisi sotto la rupe

CANOSSA. «Con questo investimento ingente si potrà fare un intervento complessivo e risolutivo quantomeno sul fronte dei servizi turistici». Sabina Magrini, del Segretariato regionale dei Beni culturali, che ha seguito la partita dei finanziamenti statali per conto del Polo museale di Bologna, commenta così l’annuncio del governo di 3 milioni di euro in arrivo per il castello, per festeggiare il quale oggi alle 20.30, ai piedi della rupe, si brinderà con 20 bottiglie di Sauvignon Matilde off ...

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CANOSSA. «Con questo investimento ingente si potrà fare un intervento complessivo e risolutivo quantomeno sul fronte dei servizi turistici». Sabina Magrini, del Segretariato regionale dei Beni culturali, che ha seguito la partita dei finanziamenti statali per conto del Polo museale di Bologna, commenta così l’annuncio del governo di 3 milioni di euro in arrivo per il castello, per festeggiare il quale oggi alle 20.30, ai piedi della rupe, si brinderà con 20 bottiglie di Sauvignon Matilde offerte da Mario Bernabei del centro turistico “Andare a Canossa”.

Dopo l’annuncio dello stanziamento di 190mila euro da parte della Regione (prima tranche dei 250mila euro assicurati dal governatore Bonaccini per gli interventi strutturali urgenti), è arrivata la firma dei ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e del ministro delle infrastrutture e trasporti Graziano Delrio. I quali, in attuazione a quanto previsto dalla legge di stabilità 2016, hanno siglato il decreto che stanzia 120 milioni di euro finalizzati a 75 interventi di manutenzione, conservazione, restauro e valorizzazione sui beni culturali. Di questi, 51 milioni riguardano la nostra Regione e 3 sono destinati a Canossa.

Dottoressa Magrini, finalmente arriva una buona notizia sul fronte delle risorse per la cultura?

«L’alleanza Franceschini- Delrio ha prodotto per l’Emilia Romagna contributi ingenti, che consentiranno di sistemare strutture colpite dal sisma e chiese millenarie, da San Pietro a Modena ad Archivi storici. Una somma molto importante, che non ha precedenti nella nostra Regione e che è il frutto di una staffetta tra i ministeri».

Fondi per realtà trascurate per anni, come Canossa?

«Trascurate non direi. Si tratta di realtà di cui si aveva consapevolezza, ma ad esempio per le opere danneggiate dal terremoto i fondi di viale Aldo Moro coprivano i lavori di stabilità ma non il restauro. Ora questi stanziamenti aggiuntivi vanno a completare il quadro».

Sono diversi i temi che riguardano Canossa, a partire dal dissesto: sarà un intervento risolutivo?

«Su Canossa sono anni, da quando il bene era affidato alla gestione della Sovrintendenza di Bologna, che si lavora per il rinsaldamento strutturale; però la conformazione idrogeologica della Rupe fa sì che qualsiasi intervento non può essere definitivo, sono luoghi che richiedono cura costante».

C’è poi il tema del turismo. «Ecco, su questo invece ora si potrà trovare un assetto definitivo. A Canossa c’è un problema di ampio raggio sui servizi per turisti: parcheggi, ristorazione, punti informativi, tutto ciò che agevola un turismo sostenibile a lungo termine. Ora si potrà provvedere su larga scala: è necessario rivedere completamente la gestione di Canossa, e di altri siti del genere, rispetto agli standard qualitativi del musei».

Oltre ai servizi, cosa si potrebbe fare?

«Canossa ha potenzialità enormi, perché anzitutto parla all’Europa: è la struttura più amata e conosciuta dai turisti stranieri, soprattutto tedeschi, che vi si recano in pellegrinaggio a piedi, quindi potrebbe essere legata al discorso del turismo culturale sostenibile e lento, slow. Non a caso il piano strategico del turismo, approvato pochi giorni fa, punta sulla riscoperta e valorizzazione non dei grandi centri, ma delle piccole realtà territoriali. La Rupe di Canossa è una calamita attrattiva che si inserisce perfettamente nel nuovo spirito della riforma».

Quanto bisognerà aspettare perché questi milioni si traducano in una macchina a pieno regime?

«Saranno necessari vari passaggi: la progettazione, l’appalto con bando comunitario e infine la cantierabilità. Di certo non sarà immediato; affinché i risultati siano visibili, è realistico pensare a 3-4 anni».

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