Reggio Emilia, imam integralista espulso. Aveva chiamato la figlia Jihad

Mohammed Madad, marocchino di 51 anni, vive a Reggio dal 1990 e dal 2005 è residente a Carpineti. Ieri il fermo a Noventa Vicentina e l'espulsione dall'Italia verso il Marocco perché considerato un pericoloso integralista

REGGIO EMILIA  Un imam di 51 anni di origini marocchine, Mohammed Madad, residente a Carpineti (piccolo comune dell'Appennino reggiano), è stato espulso su provvedimento del ministro dell'Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato.

Era seguito da tempo dalla Digos delle questura di Reggio Emilia per il suo atteggiamento radicale e i suoi sermoni antioccidentali. Dallo scorso aprile si era trasferito a Noventa Vicentina, dove aveva assunto un profilo sempre più integralista. Il sospetto è che potesse anche agevolare il terrorismo internazionale. La questura di Vicenza ha avviato le indagini sfociate poi nel decreto di espulsione.

Madad era molto conosciuto a Carpineti anche sulla scia delle sue vicende personali che lo avevano reso protagonista di clamorose proteste.

Alle indagini che hanno portato alla espulsione dell'imam - avvenuta a Noventa Vicentina, dove dallo scorso aprile era stato assunto come guida spirituale - ha collaborato la polizia di Reggio Emilia. Madad è stato prelevato ieri (martedì 26) dalla sua abitazione a Noventa, ed è stato imbarcato alle 22.40 su un volo in partenza da Fiumicino e diretto in Marocco.

La famiglia, ancora residente a Carpineti, al momento dell'espulsione di Madad si trovava già in Marocco per le vacanze estive. Madad vive a Reggio Emilia dal 1990: fece l'operaio e rimase disoccupato dopo essere stato licenziato dalla Aia di Bagnolo. Aveva chiamato una delle sue due figlie Jihad, secondo quanto rivelato oggi dalle forze dell'ordine.

Poi il trasferimento in montagna, a Carpineti, dove Madad vive con la moglie e i quattro figli. Con l'andare del tempo è diventato imama e il suo atteggiamento si sarebbe fatto sempre più intransigente, come rilevato dagli investigatori. Fino a pochi anni fa celebrava la preghiera tra i fedeli musulmani in un piccolo garage in località Gatta, a Castelnovo Monti. Poi è diventato l'imam della moschea di Felina, chiusa quest'anno per volere del sindaco Enrico Bini.

Proprio in ragione della sua sospetta pericolosità gli è stato inflitto il divieto di rientrare in Italia per i prossimi 15 anni. L'accusa per l'imam di matrice salafita è di essere un sostenitore dell'Islam radicale. L'uomo era da qualche mese alla guida del Centro di preghiera e cultura islamica a Noventa Vicentina, dove era arrivato alla fine dell'anno scorso da Carpineti, sull'Appennino Reggiano.

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A Reggio Emilia seguiva una comunità religiosa ristretta. Poi il salto nel Vicentino, dove gli accertamenti della polizia hanno constatato la progressiva radicalizzazione dell'imam, i cui sermoni sono diventati sempre più antioccidentali e violenti, miranti anche all'indottrinamento dei minori della comunità. Madad, tra le altre cose, in cambio di denaro, faceva anche dei rituali magici per i quali si faceva pagare.

I fedeli della sua comunità al centro di preghiera Asonna di Noventa Vicentina avevano chiesto spesso all'imam espulso: «Troviamoci e parliamo delle stragi che stanno accadendo in Europa, parliamo della violenza e delle morti». Ma l'imam  oggi espulso, non ha mai accolto l' invito - secondo quanto loro stessi raccontano - e in pratica non ha mai preso le distanze dalle sparatorie e dalle bombe, dai camion e dai coltelli usati per provocare morte e distruzione.