Messaggi sospetti su Facebook ai sindaci

I parenti di imprenditori colpiti da interdittive antimafia: «Vi abbiamo sostenuto, ma non ci aiutate»

REGGIO EMILIA. Il contenuto della lettera di Pasquale Brescia è in linea con altri messaggi che in questi mesi sono stati recapitati ad esponenti politici. Concetti che in un modo o nell’altro vengono ribaditi e che costituiscono quella che lo studioso Enzo Ciconte individua come strategia mediatica del clan.

Nei mesi immediatamente precedenti la lettera alcuni calabresi, parenti di persone colpite da interdittive antimafia, hanno contattato su Facebook alcuni amministratori del Pd. Il tenore dei messaggi, in chat o visibili sulle bacheche, era: «Vi abbiano sostenuto, ma adesso che abbiamo dei problemi e non lavoriamo più non ci aiutate». Alcuni di questi messaggi sono all’attenzione degli inquirenti.

Nella prima udienza del processo Aemilia, lo scorso 23 marzo, un imputato ha gridato in aula «Delrio è implicato. Lui e la Masini. Bravi comunisti». L’idea che alcuni amministratori siano contro i calabresi, magari dopo averli sfruttati, emerge anche nelle parole di Antonio Gualtieri, l’imprenditore cutrese condannato a 12 anni nel processo che si è svolto con rito abbreviato a Bologna. In una conversazione intercettata nell’estate 2011, parlando di alcune iniziative imprenditoriali di cui si faceva promotore in Calabria, Gualtieri diceva ai suoi interlocutori: «A Reggio non si fa più niente, io dico che c'è più spazio giù perché qua la politica ti mangia». (j.d.p.)