Un anfiteatro romano sotto il Parco del Popolo a Reggio Emilia

La conferma arriva dai ricercatori della Duke University finanziati dai Lions Il prof. Forte: «Probabilmente si estendeva fino all’attuale sede universitaria»

REGGIO EMILIA. Dove ora si passeggia tranquilli fra vialetti e aiuole, all'ombra degli alberi centenari dei giardini pubblici, duemila anni fa risuonavano le grida della folla che incitava i gladiatori. Gli autori del museo digitale, inaugurato il 30 maggio 2015 ai musei civici, avevano visto giusto, ricostruendo in 3d l'anfiteatro romano a nord delle mura di Regium Lepidi, in corrispondenza dell'attuale Parco del Popolo. La conferma viene ora dalle prospezioni geofisiche effettuate dal 26 al 30 aprile scorso con il sostegno finanziario del Lions Club Città del Tricolore, che sono state presentate ieri da Maurizio Forte, docente della Duke University di Durham (North Carolina) e coordinatore del progetto culturale chiamato Regium@Lepidi-Project2200, ideato dal Lions Club reggiano e sponsorizzato principalmente da Credem.

Era stato il giovane studioso reggiano Paolo Storchi a ipotizzare la presenza in quel luogo di un edificio destinato agli spettacoli. Si sapeva che nel 1339 Luigi Gonzaga vi aveva costruito la cittadella, di cui le mappe successive disegnano chiaramente le mura e il palazzo interno, demoliti nell'Ottocento. Storchi, osservando l'anomala forma concava della porzione nord-ovest della cinta muraria, fra gli attuali viali Allegri e Isonzo, aveva supposto che essa fosse stata appoggiata sulle fondamenta ellittiche dell'anfiteatro romano. Non sarebbe certamente il primo caso. Basta pensare alla piazza dell'Anfiteatro, a Lucca, per capire che nel Medioevo era abituale lo sfruttamento dei monumenti antichi sia come cave di materiali pregiati sia come solide basi di costruzioni sovrastanti. I rilievi effettuati hanno confermato l'ipotesi di Storchi rilanciata dal team di ricercatori della Duke nella ricostruzione virtuale interattiva di Regium Lepidi ammirata finora da centinaia di visitatori.

«Le anomalie geofisiche riscontrate - riferisce il professor Forte - indicano strutture in laterizio di forma ellittica nella parte Nord-Ovest del Parco del Popolo, a circa dieci metri di profondità. In linea preliminare si può sostenere che le fondazioni del bastione della cittadella siano state impostate su quelle dell'anfiteatro per ovviare alla precarietà del suolo su cui dovevano poggiare. Le immagini bi-tridimensionali delle prospezioni geo-elettriche sono molto eloquenti e integrano quanto era stato documentato durante gli scavi del Park Vittoria, dove il fossato della cittadella è stato identificato sino a 7,50 metri dal piano di campagna. E' evidente che a quote così profonde (10 o 12 metri) non possono riscontrarsi che fondazioni di età romana. L'anfiteatro, probabilmente, si estendeva fino all'attuale sede universitaria. Ulteriori prospezioni in quell'area lo potrebbero dimostrare. In ogni caso abbiamo avuto la conferma scientifica della localizzazione dell'anfiteatro fatta nel museo digitale».

La ricerca, compiuta in collaborazione con Geostudi Stier, è stata illustrata alla presenza dell'assessore Natalia Maramotti. Da parte sua Donatella Martinisi, presidente del Lions Club, ha sottolineato l'intento di risvegliare l'attenzione della città verso le proprie radici romane.