«Ero innamorata, si è rivelato un mostro»

Racconto-shock in tribunale di una 53enne: botte, stupri a ripetizione e sequestri dall’ex compagno

REGGIO EMILIA. «Sinora hai avuto il meglio di me, ma ora scordatelo, perché d’ora in avanti vedrai tutt’altro...». E’ la frase spartiacque della sofferta testimonianza – in tribunale a Modena – di una 53enne che per sei ore è entrata nei particolari di una vicenda allucinante: la donna ancora molto scossa ha raccontato in aula che pensava di avere trovato in un imprenditore di 57 anni di Sassuolo (Modena) l’amore della sua vita, ma dopo pochi mesi di convivenza era entrata in un incubo, descrivendo quell’uomo come il più classico dottor Jekyll e mister Hyde. Una storia che si condensa in accuse pesantissime: maltrattamenti, violenza sessuale, sequestro di persona e rapina.

Ma la fredda terminologia giuridica non rende certo l’idea di come siano stati violenti ed umilianti i cinque mesi descritti in udienza dalla questa donna minuta (dice di essere dimagrita 20 chili per lo stress vissuto) che si era innamorata di una persona dai modi gentili, che la corteggiava e le donava fiori. Si sono conosciuti a Reggio, poi hanno convissuto a Sassuolo (dove vive tuttora lui), con altre “tappe” a Reggio, Casalgrande e di nuovo a Sassuolo perché più volte la donna è scappata, facendosi poi convincere a tornare indietro dal compagno finché non ha trovato il coraggio di denunciare il tutto, con a fianco il sostegno decisivo della Casa delle donne.

Secondo quanto raccontato dalla 53enne alla Corte (presieduta da Pier Luigi di Bari) dall’innamoramento alla convivenza il passo era stato breve e per circa un mese e mezzo tutto era filato liscio. Poi quella frase inquietante del compagno che improvvisamente diventa un altro. E qui la storia diventa da brivido. Aggressioni con pugni e calci, prese per il collo, la donna che finiva violentemente a terra o sbattuta contro le pareti. E a diventare sempre più violenti sono i rapporti sessuali, anche degradanti per la convivente. Alcune volte lui la porta a forza in macchina in luoghi appartati in aperta campagna, la picchia ferocemente e poi, sotto la minaccia di un coltello puntato ai fianchi, la costringe a spogliarsi e a far sesso.

Lei si ritroverà anche nuda fuori dalla porta di casa perché cacciata ed umiliata in quel modo dal compagno. Dice di essere stata rinchiusa a chiave nell’abitazione, costringendola a stare nel corridoio perché tutte le altre porte delle stanze erano sbarrate. Rapporti sessuali pieni di violenza anche quando lei se ne andava, ma poi si faceva convincere da quell’uomo ben più prestante a rientrare a casa, a riprovarci con la convivenza. Invece erano solo scuse per sorprenderla nel sonno, picchiarla e denudarla strappandole tutti gli indumenti.

Ma gli sgradevoli ricordi della donna non sono finiti qui: i suoi guadagni che finiscono nelle tasche rapaci del compagno, minacce di morte al telefono quando lei fugge da quella casa degli orrori, inseguimenti ed aggressioni per strada, persino soldi (540 euro in contanti contenuti in una borsa) e due telefonini strappati alla compagna in un delirio di botte e violenze sessuali.

Un racconto-shock che la 53enne – costituitasi parte civile tramite i legali Giovanni Tarquini e Federica Martone – ha fatto in un’aula di tribunale ma a ben nove anni da quel periodo descritto come un vero e proprio inferno. L’ennesimo incredibile caso di giustizia-lumaca. Lei, fra l’altro, vive nel terrore di ritrovarsi sulla sua strada l’ex compagno, a cui tempo fa era giunto un ammonimento da parte della questura di Reggio di non avvicinarsi alla donna. Un ammonimento che sarebbe poi caduto. E la tensione è salita quando lui si è “materializzato” in aula, dopo aver disertato le altre udienze (ha ora un difensore d’ufficio, mentre il precedente ha rinunciato al mandato). A fine anno è prevista la sentenza.