Reggio Emilia, i giovani accusano: "Città pensata per gli over 30"

Più cinema all'aperto, più concerti e locali meno cari: gli studenti reggiani chiedono un centro storico pensato anche per i ragazzi

REGGIO EMILIA. «Noi ragazzi ci sentiamo soffocare». Così scrive, netta e tranchant, Annalisa Orlando. Una giovane che dice di parlare «a nome di tutti gli adolescenti a Reggio» quando accusa la città di offrire poche cose e sempre le stesse agli under 30 che la sera vorrebbero vivere il centro storico. Piazza Fontanesi, corso Garibaldi, le vasche in via Emilia, il Tunnel o il Jigger.

Le offerte ci sono ma alcune sono le stesse ormai da troppo tempo mentre le novità sono troppo poche e di conseguenza sempre troppo affollate. O, problema ben più serio per uno studente, troppo care. Una rondine però non fa primavera e quindi per verificare se la versione di Annalisa corrisponda al vero siamo andati a chiederlo ai diretti interessati: i giovani di Reggio Emilia. Una generazione che va dai 18 anni fino ai 27 e che ha come principale occupazione lo studio. Spesso sono fuorisede che fra affitto, pasti e bollette non posso permettersi le spese di un 30enne della "Reggio bene".

«Non c'è vita mondana - conferma Federica Laurenti, 21 anni, mentre finisce il suo panino seduta in piazza San Prospero - gli eventi sono pensati per le fasce di età più alte. Se chiamano un gruppo a suonare oppure organizzano qualcosa quasi sempre è per le famiglie o gli over 30 non per il nostro target. Un esempio positivo potrebbe essere il concerto di Max Pezzali che c'è stato pochi giorni fa, ma è un evento raro. Ci vorrebbero più eventi musicali organizzati per attirare i più giovani, anche da fuori. Sarebbe bello che da Modena o Parma i ragazzi venissero a Reggio per un concerto».

Oltre alla musica poi c'è la questione, giustamente prioritaria per un ragazzo di vent'anni, della movida serale. E in questo caso sulla bocca di tutti circola sempre il solito nome: piazza Fontanesi. Luogo che dopo la rigenerazione voluta dal Comune pochi anni fa si è trasformato nel punto di riferimento principale del centro storico. Ma non sembra abbastanza.

«Da reggiano sono contento di come è diventata piazza Fontanesi - racconta Filippo Ligabue, 21 anni e studente di statistica a Bologna - ma per il resto c'è poca roba da fare. È chiaro che non c'è paragone con Bologna ma anche qui ci vorrebbero ad esempio più pub, sono sempre gli stessi da decenni».

C'è poi il problema dei costi, illustrato dalla studentessa fuorisede Marta Potenza, 19 anni: «In inverno non c'è nulla da fare e la città si spopola. E i locali che ci sono hanno un target troppo alto, costano troppo. Da studentessa non posso spendere venti euro per un aperitivo. E i vecchi locali ormai hanno la loro clientela fissa di gente più matura e non hanno nessun bisogno di attrarre noi giovani. Se ci fossero dei posti dove poter fare un'apericena a dieci euro e poi restare lì per ballare uscirei molto più spesso».

Disincentivo a uscire è anche l'orario di chiusura dei negozi, che soprattutto in inverno contribuisce a quel senso di desolazione percepito dai giovani. «Dopo le 19 la città è morta - ci dice Riccardo Occhilupo, ballerino leccese di 27 anni - tutte le attività chiudono. Già c'è la nebbia, in più senza le luci dei negozi a momenti non vedi nemmeno dove vai».

Tornando all'estate invece qualcosa di cui si sente la mancanza, e che sta spopolando in tutte le città italiane, sono i cinema all'aperto: «Sarebbe grandioso averne di più - dice sorridente Francesca Gandelli, 22 anni -. Per noi ventenni sarebbe un'opportunità importante».