La cocaina era nascosta nel Cicciobello

È la storia di due fidanzati: per l’Arma lui è un affiliato del clan. Lei una barista, intercettata quando parla del bambolotto

REGGIO EMILIA. Aperitivi, spaccio di cocaina e un bambolotto. Uno strano intreccio per un maxi processo per mafia, eppure è proprio così e per di più con la nostra città al centro della scena.

Una vicenda ricostruita ieri in aula dal brigadiere dei carabinieri Luca Verdigi – ai tempi in forza nella stazione di Neviano degli Arduini (Parma) – che racconta cinque mesi d’intercettazioni (dal febbraio al luglio 2012) con nel mirino due fidanzati.

VICINO AL CLAN. Lui – il 27enne Gabriele Valerioti, d’origine calabrese ma residente a Correggio – era già “conosciuto” nel 2012 dai militari perché finito in un’altra inchiesta per droga ed ora (a quattro anni di distanza) nel dibattimento di Aemilia è accusato di essere un partecipe del clan Grande Aracri, con guai giudiziari per l’incendio dell’auto dell’imprenditore Michele Colacino (per gli inquirenti agì con un complice su mandato di Nicolino Grande Aracri che in realtà voleva colpire Romolo Villirillo perché l’aveva tradito).

L’avvocato modenese Edoardo Salsi – che difende Valerioti – ha negato ieri a fine udienza, con i cronisti, il coinvolgimento del suo assistito nell’organizzazione criminale.

LA FIDANZATA BARISTA. Poi c’è la storia dello spaccio di “polvere bianca”.

I carabinieri – spiega il brigadiere – avevano deciso di mettere sotto controllo il telefonino della fidanzata di Valerioti, cioè Debora Costa (la 36enne ha già patteggiato 3 anni di reclusione in udienza preliminare a Bologna), che lavora come barista in un locale reggiano alla moda vicino alla zona annonaria. Lei stessa spacciava, anche a colleghi di lavoro e i militari pensano che venga rifornita dal suo fidanzato.

I carabinieri , intercettando la Costa, vengono a sapere che la sera del 16 maggio 2012 lui, da Parma, andrà in treno a Brescia, e ritengono che ci vada per rifornirsi di droga.

Quando rientra lo fanno controllare dai colleghi del radiomobile, come se fosse un controllo di routine in zona stazione a Parma. In tasca ha solo pochi grammi di marjuana, e viene portato in caserma. COCA E BAMBOLOTTO. Durante il viaggio gli telefona Debora, alla quale comunica, prima di essere interrotto da un carabiniere, dove lo stanno portando. E qui la fidanzata si spaventa, si agita e commette un errore. Chiama subito sua sorella e le dice sia di fiondarsi a Cella – dove la Costa abita in via Rosai – sia di prelevare nel suo appartamento una “cosa” nascosta nella cappa della cucina e di portarla nella sala giochi comune del condominio: lì c'è il “bamboccio”, così lo definisce, e dentro quel bamboccio deve nascondere la “cosa”.

I carabinieri hanno ascoltato tutto, in diretta: è un'occasione da non perdere e si precipitano subito al condominio di via Rosai.

Si fanno aprire da un inquilino e si dirigono sicuri alla sala giochi. Qui trovano il bambolotto “Cicciobello”, vestito d'azzurro chiaro. Sulla schiena ha un'apertura a cerniera. Non c'è bisogno di cani antidroga, il sasso di cocaina (pesa 107 grammi) viene trovato subito. Convinto di dover giustificare solo quei 3,9 grammi di marijuana che aveva in tasca, Gabriele Valerioti non sa cosa nel frattempo è successo grazie alla loquacità della fidanzata. Una “lingua sciolta” che il fidanzato ha del resto sempre temuto, infatti più volte sgrida per telefono la compagna: le rinfaccia di parlare troppo apertamente di droga al cellulare e la sprona ad essere più criptica, usando il tipo di linguaggio che viene solitamente usato nell’ambiente dello spaccio (e in effetti poi verranno intercettate telefonate in cui si parla di film, maglie...).

©RIPRODUZIONE RISERVATA