Evadeva milioni, dichiarava 20mila euro

Bagnolo: l’imprenditore Claudio Borelli, al quale sono stati sequestrati ingenti beni, non registrava parte delle fatture

BAGNOLO. L’imprenditore Claudio Borelli, al quale nei giorni scorsi sono stati sequestrati beni per milioni di euro, dichiarava al fisco 20mila euro all’anno. «Nemmeno sufficienti a stare al passo con il costo della vita in base ai parametri dell’Istat», dicono gli inquirenti. Eppure il giro d’affari della sua azienda oleodinamica di Bagnolo è molto più consistente: 3,4 milioni di euro l’anno.

Secondo la Guardia di finanza, che ha svolto gli accertamenti a seguito di una segnalazione della questura, l’uomo dal 2011 al 2014 ha nascosto 5 milioni di base imponibile al fisco. In genere, ha osservato il comandante provinciale delle fiamme gialle Ippazio Bleve, una metà delle fatture emesse dai clienti le registrava, mentre le altre no. Un metodo di evasione rudimentale, «perché destinato prima o poi ad essere scoperto», ma che ha consentito di evadere ingenti somme.

L’imprenditore è stato denunciato per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e occultamento o distruzione di documenti contabili. Dal momento che i militari hanno evidenziato una grande sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio dell’imprenditore e di alcune persone a lui vicine, è stata chiesta al tribunale una misura personale e patrimoniale in base alla normativa antimafia (anche se in questo caso la criminalità organizzata non c’entra).

Il tribunale ha disposto il sequestro dei beni di Borelli e giovedì polizia e Guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento mettendo i sigilli a tre abitazioni e relative pertinenze per un valore di circa 500.000 euro; il complesso aziendale composto da tre capannoni industriali con relativi impianti, macchinari e prodotti (valore in corso di determinazione); una moto e otto auto (valore in corso di determinazione); 2.400 armi da fuoco (valore di 1,5 milioni di euro); 169 pezzi tra orologi di pregio, anelli, collane e bracciali d'oro (valore in corso di determinazione). Sui conti sono stati trovati 1,5 milioni di euro e 3.100 dollari.

L’azienda è stata affidata a un amministratore giudiziario, che dovrà portarla avanti, garantendo il futuro dei suoi dipendenti. La misura patrimoniale, alla quale potrebbe anche seguirne una personale, è stata adottata in quanto Borelli è ritenuto «un evasore socialmente pericoloso». Pericolosità che si realizza quando l’evasione avviene tramite frodi. E proprio su questo aspetto si è soffermato il procuratore capo Giorgio Grandinetti. «L’evasore è spesso una persona pericolosa, che scarica sugli altri l’onere del pagamento delle imposte. Se riuscissimo a capire questo sarebbe un’occasione di crescita culturale per il nostro Paese».

La misura patrimoniale è prevista dalle norme antimafia per colpire persone che hanno una sproporzione evidente tra i redditi e il patrimonio. A Reggio si inizia ad usare questo strumento anche nei confronti di persone che non sono legate alla mafia. Ed è uno strumento molto incisivo, sicuramente più delle denunce o delle sanzioni economiche.

Prima della confisca, cioè del passaggio definitivo dei beni allo Stato, sono comunque previsti tre gradi di giudizio. L’imprenditori è tutelato dall’avvocato Alessio Fornaciari. (j.d.p.)

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