Evasione fiscale, sequestro milionario all’imprenditore Claudio Borelli

Bagnolo: per il tribunale il 72enne, già finito nei guai per detenzione di armi, è «un evasore socialmente pericoloso». Bloccata l’azienda, ma anche case, auto, conti e polizze

BAGNOLO IN PIANO. Per squadra mobile e finanza è «un evasore fiscale socialmente pericoloso» e dopo quasi due anni d’indagine gli inquirenti sono piombati giovedì nell’abitazione dell’imprenditore 72enne Claudio Borelli per notificargli il provvedimento del tribunale che ha disposto un maxi sequestro preventivo di beni, a partire dall’azienda bagnolese in campo oleodinamico (ora in mano ad un amministratore giudiziario), passando poi per tre case, cinque garages, diverse auto di lusso e moto, numerosissimi conti correnti bancari e polizze assicurative, nonché oltre 900mila euro in contanti.

Proprio da quei soldi di diverso taglio – per la precisione 805mila euro e 157mila dollari – trovati dalla questura l’11 agosto 2014 dentro un armadio in camera da letto durante un blitz alla ricerca di munizioni da guerra (poi effettivamente trovate) sono iniziati i guai per Borelli che non ha mai dato spiegazioni su quel sostanzioso gruzzolo.

A quel punto sono scattate le indagini che hanno coinvolto anche la guardia di finanza che ha passato ai raggi x la contabilità societaria riferita all’imprenditore, scovando dal 2011 al 2014 un’evasione fiscale da oltre tre milioni di euro «mediante l’utilizzo – scrivono i giudici (la Corte è presieduta da Francesco Caruso, a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat) nell’atto di sequestro – di una contabilità parallela a quella normativamente imposta». Un meccanismo contabile che i magistrati giudicanti identificano «non solo nell’ideazione di un consolidato sistema di pagamento delle fatture in conti correnti non riferibili» alla società di Borelli, ma all’imprenditore stesso «e come tali occulti», ma anche «nella falsa indicazione di pagamenti avvenuti per contanti da parte delle società clienti e finalizzati ad occultare effettivi pagamenti avvenuti in compensazione di fatture emesse ma non registrate».

Somme ingenti sottratte al Fisco che hanno dato il presupposto per investigare sul secondo presupposto per l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, cioè la sproporzione tra redditi dichiarati e disponibilità finanziarie.

Accertamenti che indicheranno dal 2004 e sino al 2014 «come i redditi dichiarati da Borelli e del suo nucleo familiare non riescono a coprire neppure la spesa media mensile per fare fronte alle normali spese di sostentamento stimata dall’Istat». Magri redditi, ma disponibilità finanziarie a dir poco estese coincidenti con azienda, case, auto e moto, conti correnti e polizze ora tutte sotto sequestro (oltre ai citati 900mila euro bloccati nel 2014).

Decisamente tranchant la valutazione della Corte: «Detti elementi rappresentano plurime, concrete e verificabili circostanze fattuali – rimarcano i giudici – integranti più che sufficienti indizi idonei a far ritenere che le disponibilità patrimoniali acquisite quantomeno a partire dal 2004 e fino al 2014 rappresentino il frutto del reimpiego del provento dell’attività illecita di natura tributaria». Ora l’imprenditore bagnolese – difeso dal legale Alessio Fornaciari – dovrà affrontare un lungo e tortuoso procedimento, con in ballo il rischio della definitiva confisca dei beni milionari.

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