Alfonso Paolini dall’aula ai domiciliari

L’annuncio ieri mentre era nella gabbia degli imputati. Ok del Riesame per motivi di salute

REGGIO EMILIA. L’annuncio gli è stato dato nell’aula bunker, mentre si trovava nella gabbia degli imputati di Aemilia: il Riesame ha accolto la richiesta di domiciliari, per motivi di salute, presentata dagli avvocati di Alfonso Paolini, che d’ora in poi è esentato dal partecipare alle udienze del maxiprocesso. Paolini, 63 anni, è quindi stato riaccompagnato in carcere per le procedure di rito, per poi fare ritorno nella sua abitazione in città, con il divieto di comunicare con persone diverse dai familiari che con lui coabitano. Si tratta della prima scarcerazione, da quando il maxiprocesso si svolge con rito ordinario a Reggio.

Paolini era stato ristretto in un primo tempo a Bologna, in un secondo tempo nel carcere di via Settembrini a Reggio, insieme ad una ventina di altri imputati, in regime di alta sicurezza. Il 12 maggio scorso, i difensori Federico De Belvis e Romano Corsi avevano presentato la richiesta degli arresti domiciliari; il 20 maggio il Tribunale di Reggio li aveva negati, escludendo l’incompatibilità della detenzione con lo stato di salute dell’imputato (portatore di un triplo by-pass). Ma ieri il Tribunale della Libertà di Bologna ha accolto l’istanza dei legali, accogliendo la tesi di questi ultimi e stabilendo che «la detenzione causava un grave stato ansioso, con ricadute sulla situazione cardiopatica dell’imputato». «Il Riesame ha rilevato non solo l’incompatibilità del carcere con le sue condizioni psico fisiche, ma anche il non elevato grado di recidiva del soggetto, ridimensionando la sua pericolosità», è il commento dell’avvocato De Belvis.

Alfonso Paolini, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, è una figura relativamente nuova: prima di Aemilia, era comparso nel processo “Grande Drago”, celebrato in Calabria, uscendone però assolto.

In Aemilia Paolini viene definito nell’ordinanza come uno dei partecipi del sodalizio, dotato di «influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano». Una sorta di addetto alle public relations, con ottime entrature sia tra le forze dell’ordine reggiane e calabresi (nelle precedenti udienze, sono emersi i suoi interventi in questura per “velocizzare” certe pratiche di rinnovo armi) sia tra i politici: la famosa cena agli “Antichi Sapori” del 21 marzo 2012 lo vide in prima fila nell’invitare amministratori e professionisti. (am.p.)