Cemental, nasce il fronte pro Ponti

Correggio: alcuni ex dipendenti e professionisti si schierano con i titolari. La difesa: «All’epoca nessuno conosceva i rischi»

CORREGGIO. Un gruppo formato da ex dipendenti dell’azienda e da “Amici della famiglia Ponti”, di cui fanno parte personaggi in vista in città e non solo, schierati dalla parte di Franco Ponti. È la novità che emerge a una settimana dalla prima udienza del processo penale a carico del titolare della Cemental.

Mercoledì è uscita sul nostro giornale una pagina, a pagamento, intitolata “L’amianto e il “caso Cemental”: un documento articolato in più punti in cui si prendono le difese dell’azienda. Numerosi i sottoscrittori di questo documento. Tra loro figurano il primario di Ginecologia del Ramazzini di Carpi, Paolo Accorsi, l’ex sindaco Claudio Ferrari, il dottor Stefano Bendinelli, Alfio e Giulio Bertoni, Franco “Panocia” Casarini, il dottor Tiziano Crotti e la dottoressa Lorena Codeluppi, l’ingegner Vincenzo Mariani, la dottoressa Rita Soldani. Li siamo andati a sentire.

«Mio padre ha lavorato 35 anni alla Cemental, mio zio per 25 e così un sacco di amici – racconta il dottor Paolo Accorsi – Mi portava con sè dentro la camera dell’amianto per spiegare a me, che allora ero piccolo, il suo lavoro». Alla domanda se non abbia paura delle conseguenze della vicinanza all’amianto, Accorsi risponde: «Quello che è stato è stato e non lo posso modificare. Nel documento che abbiamo realizzato la parte più importante riguarda il fatto che la famiglia Ponti aveva gli uffici a 20 metri dalla camera dell’amianto, mentre i dipendenti erano collocati in un edificio più lontano. La consapevolezza degli effetti dell’amianto non c’era: adesso, invece, si sta valutando la storia con le conoscenze attuali e non con quelle di allora. Questo è grave. L’idea di realizzare il documento uscito nei giorni scorsi è scaturita da diversi firmatari: è diffusa un’indignazione per come si sta trattando il caso».

Tra gli ex dipendenti che hanno sottoscritto il documento c’è Vittorio Mioni, 87 anni da compiere tra un mese, già dipendente Cemental dalla metà del 1962 fino a tutto il 1965.

Mioni ricopriva la mansione di responsabile tecnico dello stabilimento. «In quegli anni nessuno pronunciava la parola asbestosi – ricorda Mioni – nessuno ne parlava, ecco perché non ho difficoltà nell’esprimermi a sostegno di Franco Ponti. Io non lavoravo a contatto diretto con l’amianto: la mansione che svolgevo all’interno della ditta non prevedeva ciò. I dipendenti erano protetti da un grembiulone e guanti di gomma. Sono arrivato a 87 anni senza problemi legati all’amianto. Certo, ho qualche acciacco, ma i miei disturbi non sono da mettere in collegamento con il mio lavoro alla Cemental, dove ho lavorato per due anni e mezzo abbondanti. E non ho paura di ammalarmi: non avevo questo timore nel periodo trascorso dentro quello stabilimento, né nutro questo dubbio adesso».

Anche Franco “Panocia” Casarini, molto conosciuto in città perché promotore del premio Pavarotti d’oro, difende i titolari della Cemental.

«Mio fratello Raul ha lavorato alla Cemental per una ventina d’anni: si occupava degli stampi – aggiunge Casarini – è morto l’anno scorso, ma non per un tumore e non a causa di complicazioni legate all’amianto. Ho sottoscritto quest’appello perché ero molto amico di Sergio Ponti, fondatore della Cemental. Avevamo in comune la passione per la lirica. E il suo comportamento è sempre stato corretto».

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