«Stavo morendo per salvarli»

Il racconto di Gino Mujo, ricoverato al Santa Maria Nuova, dopo avere rischiato di annegare nell’Enza

CANOSSA. «Improvvisamente ho sentito che stavo per morire: ho bevuto tantissima acqua e non credevo mi sarei più risvegliato da quello stato di torpore in cui stavo sprofondando. La paura è stata tanta, ma ho anche pensato che stavo morendo facendo qualcosa di bello per gli altri». Si sta riprendendo dalla terribile disavventura che si stava per trasformare in disgrazia, domenica pomeriggio, Gino Mujo.

Gino, 24 anni, di professione parrucchiere, residente a Bianconese di Fontevivo, a Parma, e con parenti nel Reggiano, ha salvato dall’annegamento una coppia di fidanzati finiti nello stesso mulinello dell’Enza, a Ponte Cedogno, dov’è morta Andrea Begliardi. Poi lo stesso Gino è stato travolto dalla corrente, così come Sri, un 30enne cingalese di Rubiera, ricoverato a Parma. Non è un trauma nuovo quello dell’annegamento nella famiglia Mujo: un cuginetto di Gino, pochi anni fa, ha rischiato di affogare, poi è stato tratto in salvo.

«Ero sulla sponda del fiume con la mia ragazza, mio fratello di 15 anni, il nostro pitbull e altri amici – racconta Gino dal suo letto d’ospedale, in Medicina d’urgenza al Santa Maria Nuova – poi ho visto un uomo e una donna che stavano girando vorticosamente nel mulinello a pochi metri da me. Stavano bevendo tant’acqua e non riuscivano a liberarsi dalla forza della corrente. Io non ci ho pensato due volte: mi sono avvicinato al limite del mulinello e sono riuscito ad afferrare la mano della ragazza che pareva incinta. Poi sono scivolato per colpa delle ciabatte e sono stato risucchiato dalla corrente. Ricordo che ho toccato il fondo con i piedi e ho cercato di darmi la spinta per risalire, ma ho perso i sensi e ho sentito il mio battito cardiaco svanire. Quando mi sono risvegliato, la prima immagine che ricordo è quella di Giovanna, un angelo biondo che mi ha soccorso assieme ad altri e mi ripeteva di non addormentarmi. Mi parlava di Tenerife, perché la mia ragazza, nel frattempo, le aveva raccontato che in luglio inizierò a fare il parrucchiere lì. Ed è stata in grado di risvegliarmi: altri hanno provato a darmi degli schiaffi, ma niente: non sono riusciti a rianimarmi. Le manovre esperte di Giovanna mi hanno salvato. Ricordo che quando mi sono risvegliato la mia ragazza piangeva disperata e, sulla sponda del fiume, c’erano tante persone in apprensione per la mia salute. Poi sono arrivati due elicotteri: uno per soccorrere me e un altro per il ragazzo cingalese che è entrato in acqua per soccorrermi, finendo quasi annegato pure lui. I miei parenti sono in contatto con quel ragazzo. Per fortuna è finita bene: io non mi sento un eroe, sono solo molto protettivo. Lo ero anche da piccolo».