Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Rischiano di morire come Andrea

Una coppia è finita nel gorgo in cui è deceduta la 24enne. Salvati dall’annegamento con due giovani che erano intervenuti

CANOSSA. Quattro persone stavano per affogare ieri nei pressi del ponte di, nello stesso mulinello in cui soltanto venerdì pomeriggio è annegata la 24enne di Casina Andrea Begliardi.

L’EMERGENZA. Il dramma è avvenuto in un pomeriggio assolato in cui sulle sponde dell’Enza c’erano tantissime persone in tenuta balneare, alla ricerca di un po’ di refrigerio. Una coppia di fidanzati, poco più che ventenni, stava facendo il bagno sotto una cascata a pochi metri dal ponte, in un punto in cui l’acq ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

CANOSSA. Quattro persone stavano per affogare ieri nei pressi del ponte di, nello stesso mulinello in cui soltanto venerdì pomeriggio è annegata la 24enne di Casina Andrea Begliardi.

L’EMERGENZA. Il dramma è avvenuto in un pomeriggio assolato in cui sulle sponde dell’Enza c’erano tantissime persone in tenuta balneare, alla ricerca di un po’ di refrigerio. Una coppia di fidanzati, poco più che ventenni, stava facendo il bagno sotto una cascata a pochi metri dal ponte, in un punto in cui l’acqua è profonda 3 o 4 metri. Lo stesso punto in cui Andrea e il cuginetto 13enne appena due giorni prima si erano immersi e dove si era già consumata la tragedia. Improvvisamente le grida di aiuto: erano quelle di un ragazzino che, accortosi che i due fidanzati stavano annaspando in acqua, in grave difficoltà, ha richiamato l’attenzione dei bagnanti a riva.

Immediate sono state le reazioni di numerose persone che si trovavano sulla sponda. Un 30enne che di professione fa l’operaio e abita a Rubiera, è entrato in acqua per tentare di salvare la coppia, ma è finito a sua volta nel gorgo, rischiando di affogare. Una quarta persona, Gino M., di Fontevivo di Parma, 22 anni, ha allora cercato trarre in salvo i tre che stavano annaspando, ma qualcosa è andato storto e l’uomo è finito a sua volta travolto dalle forti correnti. In quattro sono rimasti imprigionati nell’implacabile vortice infernale dal quale sono stati come risucchiati.

UNA CATENA UMANA. A quel punto, il gruppo di amici del giovane rubierese e un’altra compagnia, composta da parecchi reggiani, che si trovavano sulle sponde dell’Enza hanno formato una lunga catena umana per portarli in salvo. La ragazza - originaria dall’est Europa dalle prime ricostruzioni - è riuscita a fare ritorno a riva galleggiando sul dorso: la corrente l’ha respinta a sulla sponda. Mentre gli altri tre sono stati riportati sul ciottolato dall’azione messa in campo dalle due compagnie di amici. A testimonianza della violenza delle correnti, le quattro paia di ciabatte dei bagnanti che hanno rischiato di annegare, hanno continuato a ruotare velocemente a pelo d’acqua formando una spirale impazzita. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di San Polo, la Croce Rossa, l’elicottero del 118 che ha trasportato a Parma il 30enne dello Sri Lanka, mentre gli altri tre si trovano al Santa Maria Nuova. Le condizioni del rubierese sono le più serie, ma i quattro non sono in pericolo di vita.

LA TESTIMONIANZA. «Lavoro in un asilo nido e da poco ho fatto il corso di primo soccorso». Giovanna Chiaravallotti, di Reggio Emilia, è la donna che ha soccorso il 22enne. «L’ho fatto piegare di lato con la testa in giù, aveva bevuto molta acqua e ho cercato di tenerlo sveglio, di farlo parlare. In seguito, poi, ho parlato con i familiari del ragazzo, ricoverato in osservazione, al pronto soccorso del Santa Maria Nuova: mi hanno confermato che gli hanno dato un paio di giorni di prognosi».

Per aiutare i quattro che stavano annegando sono intervenuti anche altri giovani reggiani che in quei minuti si trovavano al fiume per prendere un po di fresco.

Come Graziano Rapisarda, 25 anni di Cavriago. «Abbiamo sentito qualcuno chiedere aiuto - racconta – e immediatamente ci siamo mobilitati. Grazie alla mia professione, sono ballerino di rock’n roll acrobatico per una società reggiana, conosco alcune manovre legate alla respirazione che ho cercato di mettere in pratica sulle persone che hanno rischiato di affogare. Sono stati attimi interminabili. Abbiamo formato una lunga catena umana, ma molti di noi hanno dovuto stare attenti perché stavano per essere risucchiati dal gorgo pericolosissimo che l’acqua forma in quel punto. E sapendo della morte di una ragazza a soli 24 anni, esattamente in quel punto, è stato ancora più inquietante».