E da noi incombe la Rexit

REGGIO EMILIA Ecco, vi deludo: non scrivo di Brexit, ma di ben altra isola incognita. La nostra. Vi sembrerà mediopadano e riduttivo, ma oggi bisogna dare atto a Mauro Severi, presidente di Unindustria, nella relazione all’assemblea di giovedì scorso d’avere posto la nostra città e la sua provincia al bivio: restare nel futuro o lasciare il futuro.

Nelle sue serie e candide intenzioni riteneva, l’architetto-presidente, di pronunciare un appello pacifista e solidale al mondo amministrativo, politico, economico e sociale locale perché si sieda a un tavolo a discutere e decidere di prospettive, infrastrutture, chi vogliamo essere e diventare, insieme e oltre la gran crisi. Invece la relazione di Severi, con tutti quei richiami, quelle tensioni, quell’amore per il territorio, quasi quasi s’è rivelata una secca formula da quesito referendario.

Rexit: reggiani volete voi restare o uscire dal futuro? Restare e fare, proprio sull’“orlo di una rivoluzione tecnologica”? Uscire e rimanere immersi in "un malessere invisibile?”.

Severi non ha girato intorno alla responsabilità del rifiuto del nuovo, anzi ha soffiato sul braciere storico che è un male endemico in tutte le province: «Badate bene, non si tratta di un rifiuto esplicito, bensì di una resistenza subdola che si nutre di piccole omissioni, di ritardi, di distinguo, di veti, di incomprensioni irrisolte e di confronti inconcludenti sulle soluzioni e sulle regole».

Un classico. Severi si è espresso ex cathedra, papale papale, dicendo tutto ma citando nessuno.
Solo in un passaggio, infilato fra una riga e un'altra, con un aplomb britannico (oggi attualissimo), Severi ha chiamato in causa un soggetto: «Autorità, Signor Sindaco…».

Il presidente degli industriali ha immesso la sollecitazione diretta a Vecchi e alla sua giunta non a caso. Per dirgli: «La Grande Trasformazione di cui oggi ci occupiamo ci impone una profonda revisione dei modi, dei tempi e degli strumenti che concorrono alla governance locale. Il nostro, dunque, è il tempo delle scelte…».
Ognuno ha letto l'esortazione alla sua maniera. Tirata d'orecchie al Comune. Sveglia il municipio. Giunta datti una mossa.

Adunata generale. Gli imprenditori son pronti e voi no. Severi manda un segnale al suo antico competitore Stefano Landi, attuale presidente della Camera di commercio e predecessore di Severi in Unindustria. E non c'è verso per il presidente-architetto per confermare e riconfermare che le sue esortazioni son tutte in buona fede.

Anche il primo cittadino l’ha letta alla sua maniera. Che condenso (non alla britannica, ma all’italiana): cari industriali che tanto spronate, tirate fuori i soldi… Vecchi, infatti, nell’intervista rilasciata al nostro Evaristo Sparvieri non è andato per il sottile: «Cosa c’è dietro tutti i progetti finiti nella relazione Unindustria? Sono tutti frutto dell'iniziativa pubblica, a tutti i livelli. Comunale, regionale, ministeriale. Francamente di investimenti d parte dei privati non ne vedo molti…».

Il sindaco, quanto Severi, ha fatto subito il diplomatico passando dal colpo al cerchio al colpo alla botte: «E lo dico consapevolmente delle difficoltà che vivono, specialmente nel giorno di Brexit. Ma non perdiamo la testa: la città ha i suoi problemi, ma ha la forza per affrontarli e andare lontano». Alla fine parlano la stessa lingua e con intonazioni diverse temono le Rexit, l’uscita di Reggio dal futuro. Ma siamo in provincia, dove vanno a nozze i battibecchi, le botteghe e gli orti. Chiedo a Severi di compiere una cosa che mancava dalla sua relazione: faccia avere al sindaco un cartoncino con una data di settembre, un orario e una sede in campo neutro.

Inviti Vecchi, la Camera di commercio, la Provincia, il mondo della cooperazione, le organizzazioni di categoria, i sindacati a discutere e decidere il nuovo modello di crescita. Chi non ci sarà voterà Rexit. Noi siamo per il remain.