Skarrozzata a Reggio Emilia, su una carrozzina nella giungla urbana del centro

Disabili per un giorno al fianco dei veri portatori d’handicap alla scoperta degli ostacoli e delle barriere architettoniche

REGGIO EMILIA. «È comodo scendere adesso». Lo dice sorridendo e solare Silvia (nome di fantasia, ndr), rivolgendosi ad uno dei tanti reggiani che ieri mattina hanno partecipato alla “Skarrozzata”. La manifestazione aveva l’obiettivo di sensibilizzare le persone normodotate sui problemi di chi non vede o non può usare le gambe, proponendo di muoversi per la città fingendosi disabili. Il percorso prevedeva la partenza da piazza Prampolini, per farvi ritorno dopo un viaggio in centro durato un’oretta.

Un’iniziativa nata per far comprendere che ostacoli e barriere architettoniche, visti da una prospettiva diversa, possono diventare insormontabili. Anche un solo un gradino che costringe a tornare indietro o a cambiare strada: davanti ad un ostacolo che sembra da niente, in realtà, bisogna fermarsi o chiedere aiuto. La Skarrozzata ha messo fianco a fianco chi disabile lo è tutti i giorni e chi ha “finto” di esserlo un’ora, con lo scopo di far capire le difficoltà dei diversamente abili per sopravvivere nella giungla urbana.

Silvia lo sa già sulla sua pelle che girare per il centro su una sedia a rotelle è un po’ come affrontare un percorso di guerra. Ed è partita da casa attrezzata. I guanti da ciclista per spingere la carrozzina e non far venire le vesciche. Attaccato allo schienale, invece, ha un casco, sempre da ciclista. «Non perché serva davvero – dice – è una provocazione per spiegare che basta un niente per cadere».

Silvia in testa non ha il casco, ha la cosa più importante: una piantina dei bar dove può chiedere di usare un bagno. E dove può far conto sul fatto che i servizi siano a piano terra, attrezzati per portatori di handicap, individuando quei locali in cui sa di poter contare sulla disponibilità del barista. Racconta che a fine mattinata, quando viene in centro, di solito deve bere qualche caffè in più.

«Perché mi vergogno a entrare e chiedere di usare il bagno senza consumare nulla. Quel che conta è potersi muovere senza dipendere da nessuno, ma non è facile», spiega. «Bisogna pianificare il percorso da casa, non ci avrei mai pensato», dice invece Gianluca Fabbri, che al termine della Skarrozzata si alza e prende il microfono per ringraziare gli organizzatori di avergli fatto vedere le cose da un’altra prospettiva.

«È stata una passeggiata faticosa e non ho visto niente, gli occhi devono stare sempre incollati alla strada per evitare gli ostacoli».

Silvia ha 58 anni. E da 32 si muove con la sedia a rotelle a causa della sclerosi multipla. Lo sa bene cosa significhi, e per questo ci dice che «è stato importante confrontarsi con chi si può muovere. È sbagliato starsene accovacciati in casa. Ma per parlare della propria diversità agli altri la cosa fondamentale è accettarla, anche se è difficile. Non dobbiamo pretendere, ma proporre soluzioni».