«A Reggio non si lavora La politica ti mangia»

Processo Aemilia: in una telefonata Antonio Gualtieri si lamentava degli affari Ricostruita in aula «la storica estate del 2011», quando si sposò la figlia di Nicolino

REGGIO EMILIA. «A Reggio non si fa più niente, io dico che c’è più spazio giù perché qua la politica ti mangia». È un passaggio di una intercettazione telefonica tra Antonio Gualtieri, condannato con rito abbreviato a Bologna a 12 anni, e un cutrese con il quale stava parlando delle difficoltà di portare a termine alcuni affari a Reggio.

In quel periodo, era l’estate 2011, l’imprenditore Gualtieri – secondo gli investigatori – stava iniziando la sua ascesa all’interno del clan dopo la caduta in disgrazia di Romolo Villirillo e si faceva promotore di una serie di operazioni, che però faticavano a raccogliere adesioni.

In quel contesto Gualtieri se la prende allora con la politica e invita un interlocutore a valutare operazioni in Calabria, secondo gli inquirenti nel settore del fotovoltaico e dei villaggi turistici.

La conversazione intercettata è stata riferita ieri in aula dal maresciallo Marcello Cozza, uno dei carabinieri di Fiorenzuola che hanno contributo all’inchiesta sul radicamento della cosca Grande Aracri in Emilia.

Nel mirino di Gualtieri non ci sono solo i politici, che pare di capire porrebbero un freno agli affari, ma anche gli avvocati. «Quegli avvocati di m..., che vanno sempre in giro in giacca e cravatta», dice in un’altra intercettazione, dove si vanta del fatto che lui è più bravo dei legali nell’attività di recupero crediti.

L’udienza di ieri del processo Aemilia è stata in gran parte dedicata alla figura di Gualtieri, considerato dagli inquirenti uno degli elementi di spicco della costola emiliana del clan, anche per le tante relazioni importanti che aveva a Reggio. Cozza ha ribadito che la sua investitura avvenne nell’agosto del 2011, «un’estate molto importante», addirittura «storica», quando in occasione del matrimonio della figlia di Nicolino Grande Aracri, Antonio Gualtieri accompagnò il boss a casa dopo la cerimonia sulla sua Maserati. Di quell’estate ci sono tracce in varie foto, una delle quali ritrae Gualtieri vestito di bianco e con le scarpe di coccodrillo: un abbigliamento per il quale gli amici lo prendevano in giro, chiamandolo «Giorgio Armani».

Dopo le vacanze a Cutro l’imprenditore tornò a Reggio con un nuovo ruolo del quale per gli inquirenti non faceva mistero. «Io ti dico che sopra di me c’è solo il Papa», diceva in una telefonata intercettata.

Gualtieri era inoltre in rapporti molto stretti con Roberta Tattini, la consulente bolognese condannata a otto anni e otto mesi nel processo con rito abbreviato. Dalla consulente avrebbe anche avuto due incarichi di recupero crediti, nei quali avrebbe avuto successo.