Brescello sciolto per mafia, Coffrini presenta ricorso al Tar

L'ex sindaco, due assessori e un consigliere chiedono al Tribunale amministrativo del Lazio l’annullamento del decreto e l’accesso agli atti

BRESCELLO. «Abbiamo presentato ricorso contro lo scioglimento del Comune di Brescello per infiltrazioni mafiose. E abbiamo chiesto l’accesso agli atti che ci sono stati negati, per poterci difendere meglio da questo procedimento amministrativo che non condividiamo affatto e che riteniamo ingiusto». L’ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini annuncia così il ricorso presentato ieri al Tar del Lazio insieme agli ex assessori della sua giunta Gabriele Gemma e Giuditta Carpi e all’ex consigliera Susanna Dall’Aglio.

«Abbiamo impugnato il provvedimento di scioglimento del Comune richiedendone l’annullamento – prosegue Coffrini – Inoltre davanti allo stesso giudice abbiamo presentato un’istanza per poter ottenere tutti gli atti relativi allo scioglimento, che ci sono stati negati nonostante una richiesta d’accesso agli atti alla quale non abbiamo mai avuto riscontro».

Coffrini ha già raccolto molto materiale in Comune facendone richieste. «Ma non abbiamo tutti gli atti relativi all’attività d’indagine che è stata compiuta. Senza questi documenti, ci difendiamo da questo procedimento amministrativo al buio. Specifico amministrativo, perché talvolta si dimentica che noi non siamo indagati e non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia. Ora siamo certi che il giudice ci darà il materiale che abbiamo richiesto e così potremo difenderci meglio».

L’ex sindaco vuole dunque vedere la relazione della commissione d’accesso, che ha poi portato il prefetto di Reggio Raffaele Ruberto alla richiesta di scioglimento per mafia, poi adottata dal Consiglio dei ministri.
Lo scioglimento del Comune di Brescello ha comportato anche l’incandidabilità degli ex amministratori al prossimo appuntamento elettorale e il ricorso è stato fatto anche per questo. «Non mi interessa molto questo aspetto – dice Coffrini – ma è comunque la limitazione di un diritto».

Il Comune di Brescello è stato sciolto per una serie di episodi che sono stati ritenuti indicativi del condizionamento posto in essere dal clan della ’ndrangheta Grandi Aracri in un lasso di alcuni anni.
Nella relazione della commissione d’accesso si fa riferimento a diversi episodi. Tra questi la delocalizzazione agli inizi degli anni 2000 che trasferì diritti edificatori residenziali verso via Pirandello, dove sorse poi “Cutrello”, luogo di insediamento del clan Grande Aracri.

Ci sono poi altre operazioni in edilizia, come la costruzione del supermercato Famila di Brescello.
La delibera con la quale il Governo ha sciolto Brescello ha accolto l’assunto che ci sono state «forme di condizionamento tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonchè il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati».