Storia di un clochard, da 9 mesi sotto il portico di un palazzo

L’uomo staziona in centro storico scatenando le proteste di residenti e commercianti: «Nessuno risolve il problema»

REGGIO EMILIA. Scrivi clochard e leggi barbone, vagabondo, senzatetto. Ma non necessariamente senza fissa dimora. Perché c’è anche chi, dovendo scegliere dove “piantare le tende”, ha eletto due zone precise del centro storico: di giorno i portici di San Pietro (da via Guidelli a via Fontanelli) e di notte via Giorgione (preferibilmente davanti al numero civico 3/1). Capita, camminando sotto i portici, che ti offra un fiore.

Può anche succedere di vederlo a colloquio (si fa per dire, perché è ceco e l’italiano non lo mastica bene) con le forze dell’ordine. Nel peggiore dei casi lo senti sbraitare e strillare. Di prima mattina, invece, è matematico: lo trovi in via Giorgione, sotto il porticato del condominio San Girolamo. Qual è il problema? A quanto pare, quello che si lascia alle spalle traslocando da un domicilio all’altro.

L’allarme parte proprio da via Giorgione. A farsene portavoce, gli amministratori condominiali Marco Porta e Andrea Pelicelli dello Studio Abc: «Dal novembre scorso - racconta Porta - c’è questa persona che bivacca sotto il porticato del condominio San Girolamo. E chi abita nel palazzo è ormai esasperato. Alla mattina, davanti alla porta d’ingresso del civico 3/1 si trova di tutto. Dalle lattine di birra ai resti dei suoi pasti, e poi gli indumenti che spesso lascia a terra insieme ai cartoni con cui quando fa freddo si ripara. Ma ciò che veramente esaspera la gente è il fatto che questo pezzo di porticato è diventato una latrina a cielo aperto».

«Per noi - precisa Pelicelli - la vera problematica riguarda il fatto che non sappiamo a chi rivolgerci per potere allontanare il clochard. Quello a cui abbiamo assistito in questi anni è un vero e proprio rimpallo delle responsabilità. Abbiamo chiamato i servizi sociali ma ci è stato risposto che se quell’individuo non vuole essere aiutato, nessuno può intervenire. I carabinieri, non rappresentando questa persona un pericolo per l’ordine pubblico, non si sentono coinvolti. E anche la Polizia Municipale ci ha fatto sapere che la questione non è di loro competenza. Abbiamo anche chiesto di potere chiudere con un cancello la zona di porticato usato come giaciglio dal senzatetto, ma ci è stato risposto di no perché è un’area privata ad uso pubblico. Da parte nostra, continuiamo ad essere sollecitati dai condòmini ma abbiamo le mani legate».

«E non sembri - concludono gli amministratori - che ci stiamo accanendo contro questa persona per partito preso. Si tratta solo di mettersi nei panni di chi, parlo dei condòmini, vive un disagio ogni giorno più esasperante. E di cercare una soluzione definitiva che riporti la situazione alla normalità».

E di “mani legate” parlano anche i commercianti di via Emilia San Pietro. A loro volta si sono confrontati sia con i servizi sociali che con le forze dell’ordine. Ma la soluzione pare non ci sia. «Più volte - spiegano - abbiamo chiamato la Polizia Municipale. Gli agenti ci ascoltano, arrivano, cercano di parlare con questa persona che puntualmente staziona davanti ai nostri negozi. Quell’uomo è stato anche denunciato ma non serve a niente se non a fare spendere soldi allo Stato: in tribunale, nonostante la denuncia, non c’è mai andato e mai ci andrà». «Il fatto è - rincarano la dose - che è ceco quindi comunitario. Nessuno lo può allontanare. Inoltre, non esiste alcuna ordinanza del sindaco che vieti di dormire per strada. Quindi è assolutamente libera di fare quello che gli pare... anche di ostacolare il nostro lavoro. Quando lui sporca noi puliamo. Se disturba chiamiamo la Municipale. Ma finisce tutto lì. Siamo davvero esasperati».

Nelle ultime settimane, i commercianti sono partiti al contrattacco. Alla mattina, prima che il clochard arrivi, c’è chi butta secchiate d’acqua sotto i portici. Un disincentivo che lascia il tempo che trova. E soprattutto non pare sortire risultati... duraturi.