Ex Reggiane, via i primi murales «Ma li salveremo»

Collettivo Fx su Facebook: «Si inizia a tirare giù tanta roba...» Il progettista del Tecnopolo: «Recupereremo le opere»

REGGIO EMILIA. «Scoprire che alle Reggiane si inizia a tirare giù tanta roba...». Il post sulla pagina Facebook del Collettivo Fx lascia trasparire una comprensibile amarezza. Via i primi murales, le opere che hanno reso nel tempo le ex Officine il più grande laboratorio di street art d’Europa. I lavori di bonifica vanno inesorabilmente avanti, in funzione dello sviluppo del Tecnopolo.

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E la futura destinazione dell’area ha come conseguenza la parziale cancellazione delle testimonianze artistiche che rappresentano il presente e il recente passato delle ex Officine. La maggior parte delle opere sarà salvaguardata. E l’amministrazione, insieme alla Stu Reggiane, ha messo in campo anche il progetto di realizzare un museo virtuale, basato su una catalogazione fotografica di ogni singolo murale. Intanto, tuttavia, alcuni pezzi sono stati già abbattuti.

«Ovvio che si prova dispiacere – commentano dal Collettivo Fx – ma qui si ha a che fare con la riqualificazione dell’area, qualcosa di più grande di chi dipinge, quindi è normale e comprensibile che ciò avvenga. Non sapevamo del museo virtuale, ma perché non siamo mai a Reggio e non siamo più aggiornati. Non crediamo però che sia la cosa più importate da fare: le Reggiane hanno prodotto dei murales ma prima ancora delle capacità e competenze che la città non sta sfruttando».

Secondo il Collettivo Fx, «in proporzione in città c’è un millesimo di quello che c’è alle Reggiane e di situazioni grigie in giro non mancano. Secondo noi, in pratica, sarebbe interessante allargare la questione delle Reggiane non solo tra l’amministrazione e chi dipinge, ma anche alla città, ragionando su obiettivi e contesti, e mettendo da parte il vizio tutto reggiano di “proponete progetti”; nel pubblico l’amministrazione deve essere co-progettatore e non solo committente».

Proprio in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e l’Arci, sul blocco 18 è stata realizzata in passato anche un’opera di Blu, l’artista che recentemente ha cancellato per protesta i suoi capolavori a Bologna, aprendo l’acceso dibattito sulla “musealizzazione” di questa forma d’arte che molti degli stessi street artist considerano “deperibile”, o comunque a tempo.

Quella di Blu è l’unica opera “legale” dell’intera area. Ma, secondo Andrea Oliva, progettista della riqualificazione, non sarà l’unica destinata ad essere salvata: «Il progetto prevede il mantenimento delle tracce di questa arte collettiva laddove compatibile con il recupero capannoni – spiega –. C’è la volontà da parte nostra di recuperare queste superfici, che fanno parte della storia recente dei capannoni. Non entreremo nel merito del valore culturale, ma tratteremo queste opere come un’informazione in più della storia che questo luogo ci consegna». Il mantenimento di un murale piuttosto di un altro, di fatto, sarà affidato ad una sorta di «selezione naturale».

Così la definisce anche Oliva per chiarire che l’unico criterio sarà dettato dalle esigenze della riqualificazione: «Nel momento in cui faremo interventi, daremo la priorità al consolidamento. Appena dopo questa priorità, c’è la valutazione sugli artefatti, con la consapevolezza tipica del restauro». Per le opere che non riusciranno ad evitare la demolizione, si apre invece la prospettiva del museo virtuale.

Ed è per questo che lo stesso Oliva da due anni ha iniziato con il fotografo Kai Uwe Schulte Bunert un percorso di catalogazione delle singole opere. «I muri delle Reggiane parlano – conclude il progettista – raccontano una lunga storia che è la storia del movimento operaio, della produzione, del contesto dove si è formata una classe che di fatto ha dato possibilità a numerosi artigiani di diventare industriali. Poi, diventate monumenti dell’abbandono, le Reggiane hanno dato ai writers la possibilità di esprimersi nei confronti della fabbrica e del contesto che c’è intorno. Cercheremo di salvare al meglio le tracce di questa lunga storia di trasformazione».

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