Malati e famigliari chiedono giustizia

La Corte Costituzionale si riunisce stamattina a Roma. I nuovi decessi potrebbero permettere di riaprire il caso

RUBIERA. Tutti a Roma per conoscere il futuro del processo Eternit bis. Questa mattina la Corte Costituzionale si riunisce per deliberare sul prosieguo del cosiddetto processo Eternit bis, che prevede accuse di omicidio colposo plurimo per Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero proprietario della multinazionale Eternit. Quell’Eternit realizzato con l’amianto prima che la pericolosità dell’amianto stesso, responsabile di diversi tipi di tumori ai polmoni, fosse palese. Davanti al palazzo della Consulta, proprio a fianco del Quirinale nel cuore capitolino, ci saranno centinaia di persone dalle località italiane toccate dalla vicenda Eternit con centinaia di morti. Fra loro, anche una delegazione di Rubiera composta da molti dei vecchi operai e sindacalisti dello stabilimento attivo per decenni in paese, affiancati dal sindaco Emanuele Cavallaro. La decisione odierna è cruciale per chi ancora confida in un processo che faccia giustizia a migliaia di vittime, fra persone malate e morte e le loro famiglie, che ancora la aspettano.

Il primo processo Eternit si è concluso in maniera amarissima due anni fa in Cassazione, con la prescrizione per decadimento dei termini per l’accusa di disastro ambientale. Il magistrato torinese Raffaele Guariniello, titolare dell’inchiesta principale perché la sede centrale di Eternit in Italia era a Casala MonFerrato e lì si è verificato il numero più alto di decessi da amianto, non si è arreso e ha aperto un nuovo fascicolo per 258 casi di omicidio colposo aggravato, reato per cui non esiste la prescrizione.

Rispetto alle vittime del primo procedimento, si sono aggiunte altre persone morte nel frattempo e l’elenco rischia di allungarsi, perché gli impatti dell’esposizione all’amianto sono destinati a farsi sentire nel tempo. Nell’elenco compaiono anche due rubieresi. E a Rubiera sono state presentate al tribunale reggiano altre 47 denunce per omicidi, un procedimento che dipenderà molto da quello torinese per l’ovvia similitudine. I legali di Stephan Schmidheiny si sono opposti al secondo processo sostenendo che il loro assistito, già prosciolto in Cassazione, non possa essere giudicato una seconda volta per le stesse morti.

Il giudice per le udienze preliminari ha rinviato tutti gli atti alla Corte Costituzionale, che dovrà decidere del futuro del processo. La partita è aperta e molto complessa dal punto di vista giuridico. Il principio “ne bis in idem” è sacro e inviolabile, ma l’accusa punta su due aspetti. Il primo, più tecnico, è la differenziazione fra i due reati. Il secondo, più dolorosamente concreto, è la presenza di nuovi casi non compresi nel primo processo Eternit: si tratta di altre persone morte nel frattempo per l’esposizione all’amianto che ha provocato forme tumorali, e per questi casi non si tratterebbe di una “seconda volta” procedurale. Perciò, confidano l’accusa e le associazioni dei famigliari e delle vittime, almeno per queste donne e questi uomini il processo deve continuare.