Le parole di Roberta commuovono tutti

Celebrato dal vescovo Massimo Camisasca, in una cattedrale gremita, il Giubileo dei malati, dei disabili e degli anziani

REGGIO EMILIA. «Non mi sono mai chiesta perché proprio io debba soffrire della mia malattia: oggi ho un modo di meditare che prima non avevo e l’incontro con Papa Francesco, avvenuto il 9 aprile scorso, ha trafitto il mio cuore di gioia. E il resto per me non conta nulla».

Con queste parole, pronunciate tramite la sua mamma, Roberta Lusetti, ammalata di Sla, che frequenta la parrocchia di San Giovanni di Novellara, ha raccontato la propria testimonianza di fede, malgrado le difficoltà legate alla patologia, nel corso del Giubileo diocesano dei malati, dei disabili e degli anziani, evento preparato dall’Ufficio di Pastorale della Salute della Chiesa reggiano-guastallese in collaborazione con Case della Carità, Unitalsi, Centro Volontari della Sofferenza, “Gocce di Speranza” e Movimento Apostolico Ciechi.

L’evento ha visto la partecipazione di centinaia di disabili e ammalati i quali hanno raggiunto la Cattedrale insieme ai loro accompagnatori.

L’appuntamento ha previsto il passaggio dalla Porta Santa, mentre in Cattedrale è stato pronunciato il Rosario e il vescovo Massimo Camisasca ha presieduto la celebrazione eucaristica della solennità del Corpo e Sangue del Signore e la liturgia comunitaria dell’Unzione degli infermi.

La messa è stata concelebrata da don Daniele Casini, parroco della Cattedrale, di fronte a tanti fedeli che hanno affollato ogni angolo del duomo.

«La messa che ha celebrato il Giubileo dei malati e dei disabili è stata una bellissima occasione per ricordarci che il Signore si prende cura di noi – ha affermato Santina, la quale ha accompagnato l’ex marito Marco, ospite di una struttura protetta dove viene sottoposto alle cure contro il Parkinson – Le persone alle quali è rivolto questo appuntamento hanno bisogno di positività e oggi l’hanno ricevuta tramite questa celebrazione. Ammalati e disabili si sono sentiti sotto i riflettori e questo è certamente qualcosa di grande».

Molto toccanti anche le parole di monsignor Camisasca, durante l’omelia e, una volta terminata la messa, quando si è fermato a salutare alcuni degli ammalati e dei disabili che vi hanno preso parte.

«Durante questo Giubileo ho voluto ricordare che la sofferenza è uno dei misteri più profondi della vita e che ci interroga su che cosa possiamo e dobbiamo fare di fronte ad essa. – ha commentato il vescovo Camisasca, una volta terminata la celebrazione – Vediamo il progresso della scienza medica, ma anche il sorgere di sempre nuove malattie. Tutto deve essere fatto per curare: la cura è più importante della guarigione. Tutti possono essere guariti, ma non tutti possono essere curati. E tutti possiamo prenderci cura, a partire da chi ci sta vicino e passando dalle istituzioni».

Un concetto ribadito anche durante l’omelia. Al termine della funzione, è intervenuto anche Ivano Argentini, responsabile dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, il quale ha rivolto un sentito ringraziamento a tutti gli ammalati e a coloro che si sono resi disponibili per accompagnarli al Giubileo.

Poi, si è svolto un allegro momento conviviale, inizialmente previsto in piazza e successivamente spostato sotto il portico della mensa del vescovo, adiacente alla Cattedrale, a causa della pioggia torrenziale che si è abbattuta sulla città ieri pomeriggio durante e dopo la celebrazione religiosa.