I difensori dei tre reggiani «Si restituiscano i quadri»

Impugnati dai legali i blitz nelle abitazioni italiane e francesi di padre e figlio Chiesta al giudice anche la riconsegna dell’opera di El Greco bloccata al pittore

REGGIO EMILIA. E’ un’autentica controffensiva legale quella messa in atto dai tre reggiani (padre, figlio e un pittore) indagati per contraffazioni milionarie di opere d’arte rinascimentali.

Un “attacco” alle iniziative prese dalla magistratura francese sul versante dei capolavori ritenuti fasulli, perché su questo tipo di reato ora proseguono solo le indagini transalpine, come prevede la convenzione che in Europa esclude accertamenti da parte di due Stati sulle stesse vicende. Quindi la Procura di Reggio – nello specifico il pm Giacomo Forte – d’ora in avanti indagherà solo per l’accusa di evasione fiscale (che per la Finanza sarebbe cospicua, già iscritti nel registro degli indagati il padre e il figlio). Da quanto “filtra” sono almeno tre i fronti aperti dagli avvocati difensori iniziative giudiziarie avvenute sia in Italia che in Francia.

Davanti alla Corte d’appello di Bologna pende un incidente di esecuzione relativo ai decreti di perquisizione a cui ha dato seguito il mese scorso la Guardia di finanza (ma a cui ha voluto assistere la Gendarmerie ed il giudice istruttore Aude Buresi che coordina l’inchiesta transalpina) nelle abitazioni di padre e figlio reggiani: in soldoni i difensori Federico De Belvis e Gaetano Pecorella hanno impugnato davanti ad un nuovo giudice gli effetti del blitz degli inquirenti (i quadri rinvenuti e al momento solo fotografati nonché lasciati in custodia agli indagati, ma anche la duplicazione del materiale informatico). La stessa cosa è avvenuta a Parigi, dove i difensori del figlio indagato hanno fatto istanza per ottenere la restituzione di quanto sequestrato dagli investigatori d’oltralpe nell’abitazione parigina del trentenne, cioè quadri e sculture.

Un’altra impugnazione riguarda poi l’opera di El Greco che il primo maggio scorso è stato bloccata dalla Finanza (per conto della magistratura francese) mentre era esposta nella mostra a Casa dei Carraresi a Treviso. In Francia ritengono che il quadro raffigurante “San Francesco” sia un falso e l’autore della raffinata copia sarebbe il pittore reggiano indagato. Una valutazione respinta con forza dall’avvocatessa romana Tatiana Minciarelli che assiste l’artista finito nel mirino dell’inchiesta transalpina. Il legale non solo ritiene l’opera “incriminata” autentica, ma ritiene che sotto vi sia la pretesa economica di una terza persona. Insomma, avrebbe un peso l’ammontare dell’acquisto: ora la quotazione del quadro s’aggira sul milione di euro. Un acquisto a cui avrebbe partecipato – a Parma – anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi: «L'ipotesi degli inquirenti è che se lui è l'autore del Cranach (la “Venere” ora sotto perizia in Francia, ndr) è anche sua la mano di quel El Greco. Peccato, però, che quell'opera sia assolutamente autentica. Sono un testimone dell'acquisto e lo dirò chiaramente agli inquirenti quando mi chiameranno a testimoniare. E' un'opera ritenuta autentica non solo da me, ma anche da esperti spagnoli».