Opere d'arte contraffatte, indagati tre reggiani

Falsi di Cranach, El Greco, Hals e Gentileschi. Padre, figlio e un pittore nel mirino della giustizia francese: perquisizioni e sequestri.

REGGIO EMILIA. Falsari di livello internazionale, con “croste” piazzate per milioni di euro a collezionisti convinti di aver acquistato opere di famosissimi artisti. Un’inchiesta incredibile, da film, che porta dritto dritto a Reggio, fra blitz della gendarmerie francese con tanto di perquisizioni a caccia di dipinti e soprattutto la ricerca di un forno che servirebbe ad “invecchiare” i quadri ma che al momento non si trova. Tre gli indagati reggiani: padre e figlio molto benestanti, nonché un pittore.

Tutto è iniziato in Francia con una denuncia anonima. Un “corvo” che segnala dei quadri molto noti: sarebbero, in realtà dei falsi clamorosi.

La magistratura transalpina prende molto sul serio questa storia e dopo una serie di accertamenti (da parte dell’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali) arriva a bloccare un quadro milionario che in quel momento è in mostra in terra francese. A dir poco sbalordito l’illustre proprietario del quadro, convinto com’è di aver acquistato una “Venere” del pittore rinascimentale tedesco Cranach Il Vecchio. Il collezionista è nientemeno che un principe del Liechtenstein.

Ora la “Venere” è all’attento vaglio di un perito. E’ vera o falsa? Comunque sia, gli investigatori francesi hanno una pista: ritengono che i quadri vengano contraffatti ed invecchiati, per poi essere autenticati da esperti di fama internazionali in buona fede ed arrivare, attraverso degli antiquari, alle case d’asta dove vengono venduti a facoltosi acquirenti. Una ricostruzione made in France che identifica proprio in tre reggiani gli autori di queste falsificazioni d’altissimo livello.

A quel punto la magistratura francese indaga il trio per contraffazione di opere d’arte, truffa e riciclaggio per oltre dieci milioni di euro. Viene passata al setaccio la bella casa parigina di uno degli indagati reggiani (un trentenne, figlio di un pensionato) e la Gendarmerie sequestra sei fra quadri e sculture. Ma dalla Francia parte anche una segnalazione alla Procura di Reggio, affinché metta nel mirino la triade indagata e che vive dalle nostre parti.

Il pm Giacomo Forte apre un fascicolo – ma solo nei confronti di padre (il citato pensionato) e figlio – per contraffazione di opere d’arte ed evasione fiscale. Anche a Reggio parte una perquisizione (da parte della Guardia di finanza) e nelle case dei due indagati vengono sequestrate alcune opere d’arte e un forno. Ma non si fa attendere la replica degli avvocati difensori (il legale reggiano Federico De Belvis e il noto penalista Gaetano Pecorella) che impugnano il provvedimento ed ottengono – dal Riesame – la restituzione in toto di quanto bloccato.

Ma non è finita qui, perché la Gendarmerie – tramite una rogatoria internazionale (é la richiesta avanzata da una autorità giudiziaria quando, nel corso di un procedimento pendente, debbano eseguirsi atti giudiziari in un luogo che si trovi in altra circoscrizione o all'estero, ndr) – è poi piombata a Reggio con un obiettivo ben preciso: trovare proprio un forno che verrebbe utilizzato dagli indagati per dare l’illusione dell’antico alle opere d’arte.

Ma la perquisizione nelle abitazioni degli indagati va a vuoto: del forno “incriminato” non c’è traccia. Comunque le indagini transalpine continuano e il primo maggio scorso le Fiamme Gialle si sono presentate – a Treviso – alla mostra di El Greco a Ca’ dei Carraresi: è l’ultimo giorno di apertura dell’evento organizzato da Andrea Brunello e le Fiamme Gialle sequestrano una delle opere esposte: il San Francesco, attribuito appunto a El Greco.

Un sequestro che a detta del noto critico Vittorio Sgarbi sarebbe un atto improprio: «Conosco benissimo la storia che sta dietro questo sequestro. Un sequestro di El Greco avvenuto in subordine ai dubbi su un’altra opera in possesso della stessa persona, un Cranach. Un francese un giorno si è svegliato dicendo che quel Cranach è un falso, e un giudice gli ha dato retta sequestrandolo al proprietario, collezionista ma anche pittore, che conosco. In quel frangente si è scoperto che il collezionista possedeva anche questo El Greco, che ha acquistato insieme a me, e che in quel momento figurava appunto prestato a Treviso. E quindi, lo hanno sequestrato, di fatto, per stabilire se, attraverso il confronto tra il Cranach e questo El Geco, il Cranach possa risultare falso. Una follia: sono due opere originali, altrimenti il falsario sarebbe davvero un genio».
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