Capolavori taroccati, Sgarbi: «È un’inchiesta inaccettabile»

Il critico punta il dito sulla giustizia francese che indaga su un giro internazionale di falsi con al centro tre reggiani: “Il pittore indagato è un bravo copista ma non un falsario”

REGGIO EMILIA. «Sono operazioni inaccettabili, insensate!». Va subito al punto, con la ben conosciuta grinta, il noto critico d'arte Vittorio Sgarbi sull'inchiesta franco-italiana che accusa tre reggiani (padre, figlio e un pittore) di essere dei falsari di livello internazionale, capaci di beffare ricchi collezionisti rifilando a suon di milioni quadri rinascimentali che in realtà sarebbero “patacche”, o meglio copie ben fatte di opere antiche.

Sgarbi dice di non conoscere gli accertamenti in corso su altri due importanti quadri (“Ritratto di un uomo” dell'olandese Frans Hals e il “David” dell'italiano Orazio Gentileschi), mentre è più che al corrente degli altri due episodi che hanno fatto scalpore: i sequestri, per di più in altrettante mostre, della “Venere” attribuita a Cranach Il Vecchio e il “San Francesco” di El Greco.

Non si può non partire che dall'ormai famosa “Venere”…

«Giusto. A marzo viene bloccata ad Aix-En-Provence quell'opera di Cranach che appartiene al principe del Liechtenstein. La magistratura francese crede alla tesi di un signore e compie quel sequestro. Un'azione bizzarra e anomala. C'è un evidente vulnus. Viene arrecato dalla magistratura un grave danno sul piano dei rapporti fra due Paesi, il Liechtenstein e la Francia. Il prestigioso collezionista presta alla Francia diversi capolavori per la mostra e poi gliene sequestrano uno: inaccettabile!».

Da quanto filtra sui pigmenti vi sarebbero dei problemi, forse la “Venere” non è un'opera antica, anche se i periti francesi ci vanno ancora cauti. Ma lei conosce quell'opera?

«Non l'ho mai vista direttamente. Comunque resto dell'idea che tutt'al più, se raggirato, dovrebbe essere il principe a fare denuncia. L'opera è sua, non della Francia».

Da quella "Venere" gli investigatori transalpini, sulla base di una denuncia anonima, hanno indagato un pittore reggiano che avrebbe due complici facoltosi sempre nella nostra zona. Lei ne sa qualcosa?

«Conosco il pittore, davvero molto in gamba. Copie di opere antiche le ha fatte, ha lavorato pure per me ma in maniera del tutto legale. Ora lo vogliono far passare per falsario solo perché è un bravissimo copista: ma scherziamo? Dire poi che sarebbe in grado di fare un quadro di Cranach è un gran bel complimento: vorrebbe dire che è un falsario particolarmente abile. Ma lui è giustamente preoccupato, perché dice che non ha fatto quel dipinto».

Il suo amico pittore è anche il proprietario del “San Francesco” di El Greco sequestrato a Treviso dalla Finanza per conto degli investigatori francesi. E' al corrente?

«Sì, lo so. L'ipotesi degli inquirenti è che se lui è l'autore del Cranach è anche sua la mano di quel El Greco. Peccato, però, che quell'opera sia assolutamente autentica. Ero con il pittore reggiano quando l'ha comprata a Parma da un mercante. Sono un testimone dell'acquisto e lo dirò chiaramente agli inquirenti quando mi chiameranno a testimoniare. E' un'opera ritenuta autentica non solo da me, ma anche da esperti spagnoli».

Se come sostiene lei il pittore non c'entra, cosa c'è allora a suo parere dietro a questa incredibile vicenda?

«Solo ritorsioni fra venditori di opere d'arte».

Parola di Vittorio Sgarbi.