Capolavori taroccati, perizie su altre due opere milionarie

Oltre a El Greco e Cranach Il Vecchio, la magistratura francese sta facendo accertamenti su quadri di Hals e Gentileschi

REGGIO EMILIA. Stanno entrando sempre più nel vivo le due inchieste – in Francia e a Reggio – che vedono accusati di contraffazioni milionarie di opere d’arte tre reggiani: padre (un pensionato sui settant’anni) e figlio trentenne (entrambi piuttosto facoltosi) e un pittore.

Come raccontato ieri dalla Gazzetta, la magistratura francese (indaga il giudice istruttore Aud Buresi) ha preso molto sul serio una denuncia anonima e ha già effettuato una serie di perquisizioni (a Parigi nell’abitazione del trentenne, ma anche nelle case reggiane dei tre indagati) e soprattutto ha eseguito sequestri clamorosi di opere d’arte piuttosto note che – secondo gli investigatori transalpini – sarebbero state create da un abile copista e poi “invecchiate” con uno speciale forno che però, al momento, non si trova.

LA PISTA. La Gendarmerie ritiene che i capolavori fasulli verrebbero poi autenticati da esperti di fama internazionale in buona fede per arrivare successivamente, attraverso degli antiquari, a note case d’asta dove vengono venduti a collezionisti danarosi.

Una ricostruzione che ha portato al sequestro di quadri prestigiosi e per di più durante delle esposizioni.

Oltre alla “Venere” attribuita al pittore rinascimentale tedesco Lucas Cranach Il Vecchio (di proprietà del principe del Lichtenstein che l’avrebbe pagato 7 milioni di dollari) e al “San Francesco” dell’artista sempre rinascimentale El Greco (bloccato in mostra a Treviso e che appartiene al pittore reggiano indagato), ora si aggiungono altre due opere di spessore sottoposte a perizia dagli inquirenti.

IL RINASCIMENTO. E torniamo sempre a quadri rinascimentali dalle quotazioni decisamente astronomiche.

Si tratta del “Ritratto di un uomo” del pittore olandese Frans Hals e del “David che contempla la testa di Golia” dell’artista italiano caravaggesco Orazio Gentileschi. Quest’ultimo quadro di piccole dimensioni ha la particolarità di essere stato eseguito su lapislazzuli (pietra che viene estratta in Afghanistan).

Per le perizie sono stati mobilitati anche gli esperti del Louvre. In terra francese il trio reggiano è indagato per contraffazione di opere d’arte, truffa e riciclaggio per oltre dieci milioni di euro.

MATERIALE INFORMATICO. Ma gli approfondimenti non mancano nemmeno sul versante investigativo reggiano: in azione, da mesi, la Guardia di finanza coordinata dal pm Giacomo Forte.

In questa indagine italiana risultano nel mirino solo padre e figlio (vengono accusati di contraffazione di opere d’arte ed evasione fiscale).

Dopo il dietrofront sui sequestri effettuati (quadri e un forno) perché gli avvocati difensori (Federico De Belvis e Gaetano Pecorella) ottengono dal Riesame il dissequestro, la Procura è ritornata all’attacco ottenendo la duplicazione di quanto contenuto in pc, tablet e telefonini appartenenti agli indagati. Cercano “tracce” delle falsificazioni, come del resto sta facendo anche la magistratura transalpina sul materiale informatico trovato a casa del pittore reggiano. Una vicenda partita con il “corvo” nel 2015 e che sta pian piano diventando un intrigo internazionale dagli imprevedibili sbocchi investigativi.

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