L’ex consigliere Olivo intercettato con Villirillo

L’imprenditore (non indagato) eletto per due turni a Reggio compare nelle carte di Aemilia. Parla di affari con il capobastone e viene trovato con compaesani in odor di mafia

REGGIO EMILIA. Il processo Aemilia è entrato nel vivo pochi giorni fa con l’inizio della deposizione del maggiore dei carabinieri Andrea Leo, al tempo comandante a Fiorenzuola durante le indagini sul radicamento della ’ndrangheta in Emilia. Anni segnati da informative, intercettazioni e appostamenti, che hanno portato all’emersione di una figura centrale e di collegamento tra il clan Grande Aracri, l’imprenditoria e la società civile.  Si tratta di Romolo Villirillo, già condannato in abbreviato nel processo Aemilia a 12 anni e 2 mesi, definito «collettore, un personaggio chiave».

L’intenzione degli investigatori, così come dalla procura antimafia di Bologna, è quello di tracciare i collegamenti tra alcuni affiliati alla ’ndrina di Cutro con la locale emiliana, che ha una forte connotazione imprenditoriale, come rivelato da diverse intercettazioni e controlli venuti ora a galla e che collegano Villirillo anche ad Antonio Olivo, all’epoca dei fatti consigliere comunale a Reggio Emilia per due consiliature, prima con i Ds poi con il Pd in epoca Delrio, promotore dell’intitolazione a Reggio di “Viale città di Cutro”.

Olivo è infatti un imprenditore edile cutrese, 67 anni, titolare di una ditta che opera da anni a Reggio e dintorni. Non è indagato nel processo Aemilia e ha sempre portato avanti le istanze della folta comunità cutrese, dentro e fuori il consiglio comunale. Le sue frequentazioni con personaggi di alto profilo criminale sono state tracciate dagli investigato di Aemilia e finite ora nelle carte del processo. Come nel 2011, quando Olivo ha intrattenuto rapporti d’affari con Villirillo, come riportato in diverse note e relative intercettazioni. Il 19 giugno di quell’anno è proprio Villirillo a contattare l’imprenditore cutrese: tra i due c’è un rapporto di conoscenza anche a livello familiare, tanto che il referente della cosca invita il consigliere comunale all’Antichi Sapori, per bere un caffè insieme.

Il ristorante di Gaida teatro della celebre “cena dei sospetti”, organizzata il 21 marzo 2012 alla quale parteciparono tra gli Paolini, Diletto e Sarcone, che mise nei guai il consigliere di Forza Italia Giuseppe Pagliani, poi prosciolto dall’accusa di concorso esterno. Lì si parlò delle interdittive antimafia emesse dal prefetto Antonella De Miro, dalla quale poi Olivo si recò insieme agli altri consiglieri comunali di origine cutrese Rocco Gualtieri e Salvatore Scarpino, accompagnati dall’allora sindaco Graziano Delrio.

L’Antichi Sapori è uno snodo del rapporto tra Olivo e Villirillo: quest’ultimo lo inviata lì anche la sera del 26 giugno 2011 insieme ad altri imprenditori tra i quali Antonio Gualtieri, altro imputato di Aemilia poi condannato a 12 anni. Nel 2013 è la Direzione investigativa antimafia di Bologna a chiedere informazioni su Olivo, che viene segnalato perché controllato insieme a Giuliano Frijo, cutrese con precedenti per rapina e associazione a delinquere di stampo mafioso, uomo vicino a Villirillo e invitato a una delle cene a Gaida.