Il questore toglie il fucile a Raffaele Turrà

L’imprenditore socio della Itacef e dell’Edilizia Turrà è considerato vicino a soggetti del clan

REGGIO EMILIA. Dopo gli arresti di Aemilia e prima del relativo processo, la questura di Reggio Emilia ha negato il rinnovo del porto di fucile per uso di caccia a Raffaele Turrà, noto imprenditore di origine cutrese, 63 anni, socio di aziende di prim’ordine come Itacef, Edilizia Turrà e Geo Immobiliare. Un piccolo impero imprenditoriale che tiene insieme la famiglia trasferitasi tra le prime da Cutro a Reggio, conosciuto in città perché attraverso quelle società sono stati realizzati negli anni case e interi condomini.

Il diniego è stato firmato dal questore Isabella Fusiello ed emesso nel maggio del 2015. Un provvedimento che ha trovato la ferma opposizione dell’imprenditore, che ha presentato ricorso al Tar di Parma difeso dall’avvocato Daniele Turco. I giudici amministrativi però, hanno respinto la richiesta di sospensiva presentata nel luglio del 2015 vista «l’esistenza di relazioni del ricorrente con soggetti integrati in un sistema criminale». Fatti, viene scritto, oggetto di indagine.

Dal procedimento amministrativo si evince quindi che la questura ha raccolto notizie nei confronti dell’imprenditore, fratello di Giuseppe Turrà, zii di Maria Sergio, ex dirigente dell’urbanistica in comune a Reggio dal 2005 al 2013 (e moglie del sindaco Luca Vecchi) con i quali era stata messa in collegamento per un piano da lei firmato relativo a una speculazione edilizia a Mancasale. Atti risalenti dal gennaio 2006 al luglio del 2012, che hanno portato all’approvazione del piano urbanistico denominato Tu-2 che riguarda la creazione di case e negozi. Una speculazione immobiliare come tante, nata negli anni del boom e rimasta per ora sulla carta, che va da via Gramsci a via Morandi, passata di mano nel 2008 dalla famiglia Lasagni alla Sorgente srl, società ora in liquidazione, partecipata al 50% dai Turrà.

Sia Giuseppe che Raffaele Turrà non hanno mai avuto problemi con la legge, non sono nemmeno imputati nel processo Aemilia e hanno sempre goduto di buona fama nell’ambito del settore delle costruzioni. L’unico riferimento è contenuto in un’informativa dei servizi segreti del 2013, che parlava di un contatto con un parente, Giuseppe Turrà (classe 1970), autista del boss Nicolino Grande Aracri. Annotazione d’indagine che non ha avuto alcuna conseguenza di rilievo negli anni successivi. (e.l.t.)