«Alloggi con abusi io non li comprerei»

Nel processo che vede alla sbarra Olivo, ex consigliere del Pd, parlano i tecnici del Comune che si occuparono della pratica

REGGIO EMILIA. «Un alloggio su cui ci sono limitazioni rispetto alle opere che posso fare, certo non lo comprerei». In aula, a parlare è il geometra Luca Cingi, dipendente del Comune di Reggio Emilia, incaricato delle pratiche relative all’abitabilità. Il tema sono gli abusi edilizi riscontrati nelle palazzine - civici 2, 4 e 6 - di via Bari, a San Prospero. Alla sbarra per truffa, falsità ideologica, errore determinato dall’altrui inganno, falsità materiale, uso di atto falso e frode processuale ci sono l’imprenditore di origine cutrese, nonché ex consigliere comunale del Pd, Antonio Olivo, il figlio 35enne Gaetano difesi dall’avvocato Guglielmo Saporito e l’ingegner Maurizio Trizzino.

È nel suo ruolo di imprenditore edile, titolare della Edil Olivo srl di cui il figlio è legale rappresentante, che l’ex consigliere è a processo. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, riguarda le palazzine: un corpo unico, diviso in tre unità, vendute nel 2001. Ma su cui sono emersi abusi edilizi importanti: il più grave riguarda l’altezza, risultata essere superiore rispetto al progetto, e il relativo cambio di destinazione d’uso dei locali nel sottotetto.

Secondo l’accusa, i compratori degli alloggi furono indotti all’errore quando comprarono gli appartamenti: sono sette le parti civili che si sono costituite a processo, rappresentate tra gli altri dall’avvocatessa Debora Corradini e Nino Ruffini. Pagarono per intero la somma stipulato dal contratto di compravendita, per scoprire in seguito che l’immobile non era stato dichiarato agibile per gli abusi edili commessi e pendevano provvedimenti amministrativi e sanzionatori.

Ieri, in aula, ha chiesto di essere sentito uno degli imputati, l’ingegener Maurizio Trizzino, difeso dall’avvocato Federico Bertani. Che è partito da una puntualizzazione: «Sono subentrato nel marzo 2007, sono stato incaricato per la sanatoria dall’imprenditore Olivo. L’obiettivo era ottenere dal Comune la regolarizzazione degli abusi e l’agibilità parziale. È in quel momento che c’è il mio primo accesso al condominio. Facemmo una variante sanatoria ordinaria e una più complessa». Quest’ultima per quella parte di abusi non sanabili - riguardano nel caso l’altezza dell’immobile - per i quali non si procede con l’abbattimento (per i danni che può provocare all’immobile stesso) ma con una “convalida dello stato di fatto”. Prevede il pagamento di una sanzione importante, che fu attorno ai 100mila euro: una manovra resa possibile da una legge regionale del 2002, ha spiegato Trizzino. Se nel processo a essere sotto accusa sono le certificazioni «false», l’ingegnere ha ribadito di aver sottoscritto solo quelle relative alle strutture. «Mai messe in discussione». E che il direttore dei lavori - di opere a quel momento già finite da tempo - era stato un altro, il geometra Alberto Zambelli.

Dopo l’audizione della dirigente Lorena Belli - già sentita nella scorsa udienza – ieri è stata la volta di funzionari degli uffici comunali che ebbero per le mani le pratiche delle tre unità immobiliari. Si torna in aula il 13 luglio prossimo.