Appalti truccati al Policlinico, chiesto il processo per i vertici di Coopservice

Per il presidente Roberto Olivi chiesto il rinvio a giudizio insieme a Luciano Facchini (Servizi Italia), Enea Righi e Wainer Reggiani. Verso l'archiviazione Ilio Patacini e la Multiline

REGGIO EMILIA Sono oltre 50 gli indagati per lo scandalo al Policlinico di Modena, inchiesta esplosa nel giugno del 2014 relativo a un giro milionario di presunti appalti truccati, orchestrati secondo l'accusa dall’allora direttore generale Stefano Cencetti.

IL CASO COOPSERVICE  Il procuratore capo Lucia Musti e i sostituti Marco Niccolini e Pasquale Mazzei hanno chiesto al giudice Eleonora De Marco del tribunale di Modena il rinvio a giudizio anche per il presidente di Coopservice, Roberto Olivi, colosso della cooperazione reggiana invischiata nell'inchiesta. Coopservice entra nell'inchiesta in quanto capogruppo di un'Ati (associazione temporanea d'impresa) su cui hanno indagato i carabinieri del Nas. La cooperativa reggiana ha partecipato come concorrente unico al cosiddetto Appaltone (il Global Serviec), business da 130 milioni di euro che ha valenza di otto anni e comporta per il Policlinico uno sconto dello 0,5%.

La tesi di fondo portata avanti dall'accusa riguarda un sistema di spartizione degli appalti e di pagamento delle tangenti che tocca i vertici della sanità modenese e della cooperazione emiliana.

Per alcune posizioni è stata chiesta l'archiviazione. Tra coloro che rischiano di andare alla sbarra c'è per l'appunto Cencetti (ex dg del Policlinico dal 2007 al 2012), sotto accusa per turbativa d’asta, corruzione e abuso d’ufficio in numerosi capi di accusa.

Altro imputato per il quale è stato quindi chiesto il rinvio a giudizio, c'è Luciano Facchini, ex presidente e amministratore delegato di Servizi Italia, società controllata da Coopservice e quotata in Borsa, fiore all'occhiello della galassia in mano ad Olivi di chi Facchini era il vero dominus, ora in pensione.

Tra gli imputati c'è Wainer Reggiani, ex dirigente del colosso cooperativo di Reggio. Scavando, i magistrati modenesi avrebbero scoperto che Reggiani (ai tempi responsabile della coop mandataria del raggruppamento di aziende) dopo l'Appaltone, torna fuori in una serie di versamenti fra il 2007 e il 2012 che finiscono alla onlus Hfm di Stefano Cencetti (ex direttore del Policlinico), che organizza convegni spesso sponsorizzati proprio da Coopservice (e Servizi Italia).

Altra richiesta di rinvio a giudizio c'è il reggiano Enea Righi, figura di vertice di Coopservice, vicepresidente di Servizi Italia e in Zbm.

LE COOP NEI GUAI  Nella lista di chi rischia il processo troviamo manager di potenti cooperative “rosse” emiliane: il modenese Giorgio Benedetti di Ccc, per Cpl l’ex presidente Roberto Casari e Nicola Verrini, entrambi di Concordia,  Augusto Orsini di Lodi, Ruben Saetti di Novi di Modena della Cmb.

Poi ci sono figure importanti del Policlinico: Alessandro Bertacchi di Modena, direttore del Servizio Attività tecniche, la psicologa Paola Vandelli a capo del Servizio Formazione. Ci sono l’ex deputato Ds (oggi Pd) aretino Vasco Giannotti e la moglie Giorgina Artiano della società Gutemberg. C’è il docente di economia a Modena Tommaso Fabbri. Ci sono dirigenti di altre aziende: il veneziano Antonio Zotti di Artnova, la mirandolese Maria Grazia Marchi della Nex Srl, il torinese Giovanni Capello per la Medix Italia, il reatino Sandro Piacentini per la Core Consulting, la ravennate Monica Pezzi e il trentino Alessandro Zanotelli per Spid Spa e il fiorentino Riccardo Giusti della Giusti Srl.

CHI E' FUORI  Un’altro snodo dell’inchiesta finito con richieste di archiviazione riguarda la Multiline, la società reggiana della quale era socio Cencetti con Mauro Amedei, reggiano ma residente a Bastiglia, con la quale venivano organizzato convegni medici sponsorizzati da aziende e coop “rosse” alle quali erano assegnate opere ingenti al Policlinico.

Se la Multiline esce con i suoi flussi di denaro inizialmente finiti sotto sequestro e poi liberati dalla Cassazione, per Amadei, invece, viene chiesto un processo sia come tesoriere della Hmf, la associazione no-profit di Cencetti, sia in qualità di consulente del Policlinico per l’ “Appaltone” da 128 milioni di euro (Global Service) per il quale, secondo l’accusa, l’Hmf ottenne 338mila euro (Multiline e Amadei sono difesi da Sivelli; Cencetti da Sivelli).

Resta fuori il reggiano Ilio Patacini di San Martino in Rio, presidente della Ccfs, potentissima cassaforte dei colossi coop (lo difende Garuti): il coinvolgimento è risultato non fondato. Fuori infine il direttore sanitario dell’ospedale di Verona Pier Paolo Benettollo e il ricercatore Stefano Tardivo. Archiviazione chiesta per Silvia Boso della multinazionale Ely Lily, anch’essa espunta dal caso.

Il primo gruppo archiviato, invece, riguarda alcuni figure dirigenziali del Policlinico che inizialmente erano state accusate di essere totalmente sodali con Cencetti. Verranno infatti prosciolti Gianfranco Baraghini, modenese, oggi pensionato, all’epoca responsabile della Programmazione e controllo direzionale, e Barbara Trevisani, modenese, anche lei dirigente del settore amministrativo, entrambi difesi dall’avvocato Giulio Garuti. I due erano stati indagati addirittura per associazione a delinquere in concorso con Cencetti per aver creato una società di fatto per promuovere e commercializzare il cosiddetto Piano Web, un software utilizzato come sistema gestionale dal Policlinico.