Tre cani per aiutare i malati di depressione e Parkinson

RUBIERA. Tre bei cagnolini per aiutare gli anziani malati di depressione e morbo Parkinson. Domani, venerdì 6 maggio, prenderà il via a Rubiera un bel progetto di pet therapy, terapia con i cuccioli,...

RUBIERA. Tre bei cagnolini per aiutare gli anziani malati di depressione e morbo Parkinson. Domani, venerdì 6 maggio, prenderà il via a Rubiera un bel progetto di pet therapy, terapia con i cuccioli, all'interno della casa residenza per anziani del paese, gestita dalla cooperativa Elleuno.

La struttura ha sede in via Zacconi 7 e ha sia ospiti fissi che un centro diurno frequentato ogni giorno da altri utenti residenti in zona.

Ora la struttura per anziani inaugura questo percorso di aiuto chiedendo una mano a tre cani: il labrador di nove anni di nome Dew; il meticcio labrador-levriero di sette anni di nome Aro; il meticcio pincher-chihuahua di nome Pincy, in forza al centro "hEllo Dog Cinofilia/Villa Drusilla" di Soliera, paese in provincia di Modena.

Questi animali da anni sono coinvolti in progetti terapeutici di questo tipo. A Rubiera verranno impiegati per sostenere le cure a persone con patologie molto diverse, dalle demenze vascolari alle sindromi depressive, dall’Alzheimer al Parkinson.

Giocare con i cagnolini servirà per sostenere i pazienti a livello di umore, fornendo loro motivazioni e spinta a seguire le cure. Domani mattina si partirà dopo mesi di lavoro di costruzione da parte del coordinatore di “hEllo Dog Cinofilia/Villa Drusilla”, Antonello Nakhle, della responsanbile della casa anziani Giuliana Margini e di un veterinario.

Il progetto prevede un ciclo di dieci sedute da circa un'ora in cui verranno proposte agli ospiti varie attività di accudimento dei cani, come portarli al guinzaglio e preparare loro la ciottola per il cibo.

«Questo rapporto uomo- animale, affettivo ed emozionale – spiega Antonello Nakhle – è in grado di portare non solo benefici emotivi e psicologici alle persone coinvolte, ma anche fisici. La stimolazione mentale che si verifica grazie alla comunicazione con il cane, la rievocazione di ricordi, l’intrattenimento e il gioco sono fattori che riducono il senso di alienazione, isolamento e depressione».

La pet therapy – sottolineano i promotori - non è una terapia a sé stante, «ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea».

La presenza di un animale nelle attività di cura porta in molti casi al consolidamento di «un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animalemedico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente».©RIPRODUZIONE RISERVATA