«Il Pasquino alle elezioni? Il Pd potrà usarlo ancora»

Brescello: Maestri, esperto in simboli politici, dopo il deposito da parte di Coffrini «Legge elettorale diversa da quella dei marchi, basta raffigurarlo in altro modo»

BRESCELLO (REGGIO EMILIA). Il deposito del marchio "Pasquino" da parte dell’ex sindaco Marcello Coffrini ha fatto molto discutere in paese. La notizia era corsa di bocca in bocca, fino alla conferma grazie al sito dell'Ufficio italiano brevetti e marchi, dove risulta presentata la domanda. Dunque, alle prossime elezioni nessuno al di fuori di Coffrini potrà usare il simbolo del "Pasquino"? Le cose non stanno esattamente così, come spiega il guastallese Gabriele Maestri, esperto in simboli politici.

«Una premessa è d'obbligo – spiega Maestri – e cioè che quanto fatto da Coffrini è chiaramente lecito. Ma bisogna tenere presente che la titolarità civile di un emblema non si sovrappone alla sua titolarità elettorale, e viceversa: la disciplina dettata per i contrassegni in uso durante le elezioni è infatti una legge speciale rispetto a quella applicabile ai segni distintivi. E se pure, in fondo, i criteri di validità del marchio e quelli di ammissibilità del contrassegno elettorale finiscono per somigliarsi in buona parte, quasi sempre i soggetti chiamati a pronunciarsi sull’ammissibilità dei contrassegni elettorali (in questo caso la sottocommissione elettorale circondariale) hanno mostrato di non tenere in conto le vicende privatistiche legate ai simboli».

Qualora il Pd volesse presentare una lista marchiata col Pasquino, rischierebbe di vedersi bocciato il simbolo? «Molto probabilmente no – aggiunge Maestri – e a supporto di questo ragionamento esistono diversi precedenti, anche recenti, che hanno visto ammessi simboli che ne richiamavano espressamente altri (è accaduto ad esempio coi Forconi nel 2014). Non credo sia questo il caso, ma se il Pd brescellese volesse continuare a insistere con Pasquino, basterebbe una rappresentazione della statua, ad esempio, da un'angolazione diversa. A Roma, nel 2013, sono state accettate almeno tre liste che avevano come simbolo il Colosseo. In conclusione, il gesto di Coffrini è servito per far sentire la sua "presenza", ma non ha un'utilità intrinseca». (a.v.)