Cartello anti Aemilia, l’autore è Amato

L’imputato l’ha rivelato con rabbia durante uno dei suoi “show” nell’aula bunker davanti ai giudici e ai carabinieri

REGGIO EMILIA. Quel cartello inquietante – una sorta di tazebao – pieno zeppo di invettive contro il processo Aemilia e affisso provocatoriamente oltre un mese fa alla vigilia del maxi processo sulla bacheca comunale situata davanti al tribunale, ha ora anche la “firma” di chi ha architettato il tutto. E la “rivelazione” è arrivata proprio nell’aula bunker da parte di uno degli imputati.

Da quanto “filtra” è accaduto nell’udienza di nove giorni fa, quando il 53enne Francesco Amato – accusato di associazione mafiosa ed estorsione, difeso d’ufficio dal legale Franco Beretti – nell’ennesimo “show” in aula ha detto con rabbia di aver fatto lui il cartello contro Aemilia (“condito” pure da prese di posizione sul terrorismo islamico). Frasi urlate in quello che sta ormai diventando un autentico “duello” con la Corte, culminato nell’ultima udienza con l’allontanamento di Amato pochi minuti dopo l’inizio del maxi processo. Ma nove giorni fa lo sfogo con tanto di autoaccusa per quel preoccupante cartello ha dato la svolta alle indagini dei carabinieri, peraltro presenti nell’aula bunker e che hanno ascoltato con le loro orecchie la scomposta confessione di Amato.

Su quel cartello inquietante è stato aperto un fascicolo in procura e, alla luce di quanto ammesso dal 53enne di Rosarno (Reggio Calabaria) ma da tempo residente a Reggio, sono stati avviati i riscontri per capire se le sue parole siano vere oppure un bluff, mentre rimane ancora incerta l’ipotesi di reato. «Sì l’ho fatto io quel manifesto – conferma Amato alla Gazzetta – e sono uscito allo scoperto perché voglio che si sappia. Reggio è molto cambiata: ndrangheta, i terroristi dell’Isis...». «Ci sono 250 cutresi che sono accusati appartenenti alla 'ndrangheta – si legge nel tazebao, formato da sette fogli a quadretti, numerati in alto e incorniciati da un grande cartello giallo – Su questi 250 imputati ci possono essere dai 20 ai 30 appartenenti alla 'ndrangheta che io stesso chiamo feccia». Non solo: compare un inquietante tributo a boss come Giuseppe Piromalli, Antonio Macrì, Tano Badalamenti. Secondo Amato i reggiani vorrebbero cacciare i calabresi perché adesso hanno stretto un patto con gli islamici. Si fanno anche riferimenti ad alcune persone, come il dirigente del carcere di Reggio, alcuni avvocati, assistenti sociali e un parroco. Negli scritti, si propone una protesta per fermare la Via Emilia, l'Autostrada del Sole e la ferrovia e ci sono anche molti riferimenti critici all'Isis e al Califfato. A conclusione delle sette pagine c'è un'immagine di Cristo con scritto di fianco «Onore al nostro credo».

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