Kyterion, pesano le parole di Signifredi

Nel processo in corso a Crotone sul clan Grande Aracri depositate dal pm le rivelazioni del pentito

CROTONE. Aemilia, Pesci e Kyterion. Sono queste le tre inchieste principali chiuse dalle procure antimafia italiane che nei relativi processi stanno mettendo alle strette il clan cutrese dei Grande Aracri.

La maxi operazione Aemilia parla di infiltrazioni del clan Grande Aracri in ben quattro province della nostra regione (l'epicentro a Reggio, affari loschi anche a Parma, Modena e Bologna), l'inchiesta Pesci ne allarga l'operatività a Mantova e Cremona. In ambedue le inchieste ricorrono nomi "pesanti" e in ruoli-chiave della cosca.

Le rivelazioni del pentito Paolo Signifredi – imputato nel processo di mafia “Pesci”e considerato dalla Procura antimafia bresciana l’uomo dei conti di Nicolino Grande Aracri – finiscono ora anche in tribunale a Crotone.

Signifredi dallo scorso agosto ha cominciato a vuotare il sacco sulle attività della cosca nel Mantovano e non solo.

Un racconto dettagliato e documentato che finora ha retto alle verifiche della Procura. Salvo sorprese, il contabile dal prossimo 4 maggio entrerà ufficialmente nel programma di protezione per i pentiti di mafia.

Racconti attendibili: tanto che nella seconda udienza del processo Kyterion – che vede alla sbarra in tribunale a Crotone sedici persone – il pm della Dda Domenico Guarascio ha notificato alle parti il deposito in Procura a Catanzaro degli atti relativi ad uno degli interrogatori di Signifredi.

La seconda udienza è inoltre servita alla nomina del perito per la trascrizione delle intercettazioni, ma anche per accogliere la costituzione di parte civile da parte dell’associazione Libera rappresentata dall’avvocato Enza Rando. Libera va ad aggiungersi alla Regione Calabria ed all’associazione Fondazione nazionale antiusura ‘Interesse uomo’ che si erano già costituite parte civile.

Infine cinque dei sedici imputati dovranno ora essere processati a Catanzaro. I giudici del tribunale di Crotone si sono infatti dichiarati incompetenti territorialmente. E’ stata accolta la richiesta dei difensori, secondo cui i reati della presunta associazione mafiosa della quale sono accusati i cinque sarebbero stati compiuti nel Catanzarese. Da qui lo stralcio delle loro posizioni.

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