Marcello Coffrini brevetta il "Pasquino", ora il logo è suo

L’ex sindaco ha registrato il marchio storico del Pd, impedendogli di usarlo alle prossime elezioni

BRESCELLO. Nella Brescello che in questi giorni si trova a fronteggiare la difficile fase dello scioglimento del Comune, spunta anche una curiosa vicenda legata a uno dei simboli storici del paese: la statua che ritrae Ercole II d’Este (una copia di quella commissionata dal duca stesso, e che viene conservata oggi all’interno del centro culturale “San Benedetto”) che si trova in piazza Matteotti.

Realizzata dallo scultore Jacopo Tatti, da tutti i brescellesi viene da sempre identificata con il nome di “Pasquino”. E, proprio in omaggio all’opera che troneggia nel centro del paese, a Brescello “Pasquino” è diventato un nome utilizzato nei più diversi contesti. Uno dei primi utilizzi fu quello della locale società di pesca, la “Sps Pasquino”, che nacque nel 1956 e che, nel corso degli anni, si rivelò uno dei team sportivi più vincenti della provincia. Ma presto l’uso del nominativo sconfinò anche nella politica, e venne adottato – a partire dagli anni Settanta – dalle liste di sinistra che si presentarono alle elezioni e vinsero, arrivando a governare il paese.
Non fecero differenza, negli anni successivi, le liste che presentarono come candidati sindaci Ermes Coffrini (nei quattro mandati nei quali assunse l’incarico di primo cittadino), Giuseppe Vezzani (2004 e 2009) e Marcello Coffrini (2014) e che videro la principale lista di sinistra del paese appoggiata, nel tempo, da Pci, Pds, Ds e Pd. Un’evoluzione che culminò con la candidatura di Marcello Coffrini di due anni fa, sostenuta dal Partito Democratico.

Dopo il putiferio scoppiato negli ultimi mesi, tuttavia, i rapporti tra Coffrini junior e il Pd si sono inevitabilmente compromessi, ed è di questi giorni la notizia – che circola con insistenza in paese passando di bocca in bocca – dell’ennesimo “sgarro” dell’ex sindaco al suo ex partito. Marcello Coffrini, infatti, ha scelto di depositare il marchio “Pasquino” in modo da poterlo, eventualmente, riutilizzare in futuro qualora decidesse di ritornare in politica (o di concederne l’utilizzo a persone di sua fiducia), impedendo così al Pd di appropriarsi di un simbolo storico che da sempre accompagna la sinistra brescellese.

La conferma alle voci arriva dalla consultazione del sito internet del ministero dello Sviluppo economico: il 19 febbraio di quest’anno (dunque circa tre settimane dopo le sue dimissioni da primo cittadino) Marcello Coffrini ha presentato una prima domanda di deposito del marchio.
Dall’accurata descrizione – nella quale vengono indicati tutti i precisi dettagli del simbolo – emerge con chiarezza che si tratta del simbolo elettorale, in quanto è presente la scritta “Insieme per Brescello-Pasquino”, stessa identica dicitura che caratterizzava la lista vincitrice nel 2014.

A fronte di questa registrazione, dunque, alle prossime elezioni – che a seguito dello scioglimento del Comune saranno in programma nell’autunno del 2017 – il Partito Democratico non potrà più utilizzare lo storico simbolo che ritrae la statua e la piazza del centro del paese. Le prossime votazioni, è bene ricordarlo, rappresenteranno un taglio netto rispetto al passato in quanto, per legge, non si potrà ripresentare nessuno dei consiglieri eletti nella maggioranza e nelle opposizioni. Questo significa che il Pd dovrà presentare una lista di volti nuovi e freschi, e che tra i banchi non potranno sedere personaggi combattivi come Catia Silva e Luciano Conforti, che dovranno attendere ulteriori cinque anni per potersi ripresentare.