Si torna in aula ma potrebbe cambiare la Corte

REGGIO EMILIA. Mentre ancora si attende di leggere il dispositivo della sentenza del processo in abbreviato, arrivato a Bologna venerdì, mercoledì si torna nell’aula bunker del palazzo di giustizia...

REGGIO EMILIA. Mentre ancora si attende di leggere il dispositivo della sentenza del processo in abbreviato, arrivato a Bologna venerdì, mercoledì si torna nell’aula bunker del palazzo di giustizia di Reggio Emilia dove a entrare nel vivo sarà il processo con rito ordinario, scelto da 149 imputati. Si ricomincia da un primo snodo: il corteo dovrà rispondere alla questione sollevata dalla stessa procura, rappresentata dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, sul rischio di incompatibilità dei giudici. Una questione non di poco conto. Il punto evidenziato dall’accusa è chiaro: il presidente Francesco Maria Caruso e i giudici Cristina Beretti e Andra Rat hanno già visto parte degli atti poichè si stanno occupando delle misure patrimoniali che hanno coinvolto, prima che scoppiasse il caso Aemilia, i fratelli Vertinelli e i fratelli Sarcone.

La sollevazione potrebbe, nell’ipotesi più estrema, comportare il cambiamento dell’intera corte.

Se invece la corte resterà la stessa, dovrà invece come prima istanza rispondere almeno a due questioni: l’accoglimento, o il rigetto, delle parti civili che hanno chiesto di essere ammesse al processo e la legittimità territoriale. Più di una difesa ha sostenuto che non si può ritenere - secondo quanto si evince dalle carte dell’inchiesta - che il clan emiliano sia scollegato da quello cutrese e che dunque i reati dovrebbero essere giudicati altrove, ovvero dal tribunale di Catanzaro.

Ma su questo punto, il processo in abbreviato, e la relativa sentenza, si sono già espressi ritenendolo legittimo. E questo non può non avere un peso. (el.pe)