Aemilia, è il giorno delle prime sentenze

Ultima udienza per il procedimento con rito abbreviato, atteso il giudizio per 71 imputati: c'è anche Giuseppe Pagliani

REGGIO EMILIA. Per l’inchiesta Aemilia è il giorno delle sentenza. L’udienza in calendario nel palazzo di giustizia di Bologna fissata per oggi - salvo colpi di scena e ulteriori rinvii che sono sempre da mettere in conto - sarà l’ultima. Quella in cui il gup Francesca Zavaglia emetterà il suo giudizio per i 71 imputati che hanno scelto il rito abbreviato e si pronuncerà sulle richieste di patteggiamento.

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Le figure a giudizio sono di primo piano. A partire da quel Nicolino Grande Aracri, capo della cosca di Cutro, ma al quale la procura antimafia non contesta l’associazione ribadendo l’indipendenza della locale emiliana. Per lui l’accusa ha chiesto dodici anni di reclusione e 9 mila euro di multa.

Il giudizio in abbreviato atteso per oggi dirà una parola importante sull’intero impianto accusatorio, darà un giudizio sul lavoro durato anni della Dda con la collaborazione dei carabinieri: quello che ha descritto il fenomeno ’ndranghetista tra le province di Reggio, Modena Parma, e che individua in Reggio il capoluogo.

Le richieste di condanna che a inizio anno sono arrivate dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi sono pesanti: 20 anni per Giuseppe Giglio - il primo pentito dell’inchiesta - e Antonio Silipo; 14 anni e due mesi per Salvatore Cappa; 15 ani per il commercialista Donato Agostino Clausi; 14 anni per Roberto Turrà.

Ma attesa c’è anche per il pronunciamento nei confronti del poliziotto Domenico Mesiano, che fino a poco tempo fa lavorava in via Dante ed era l’autista dell’ex questore di Reggio: la pena chiesta per lui è a 12 anni e 8 mesi di reclusione.

Ma sono pesanti macigni anche le richieste per coloro che sono accusati di essere i concorrenti esterni dell’ndrangheta emiliana, sono professionisti, politici e imprenditori emiliani: 14 anni e 3 mesi per il giornalista di “Poke balle” Marco Gibertini, 12 anni per l’avvocato e consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Pagliani; 13 anni e 8 mesi per la fiscalista bolognese Roberta Tattini; 6 anni e 8mila euro per l'imprenditore Giovanni Vecchi.

Il gup Zavaglia dovrà pronunciarsi anche su un’altra questione. Per ventisei imputati - tra cui Giuseppe Pagliani, Marco Gibertini, Roberta Tattini, Alfonso Diletto, Antonio Gualtieri, Domenico Mesiano - l’accusa chiede anche che dopo l’espiazione della pena, a loro venga applicata la misura di sicurezza della casa di lavoro per altri due anni: una pena accessoria di norma chiesta per figure pericolose. Inoltre, due anni di libertà vigilata è stata chiesta per la gran parte degli imputati.

Di certo, la data di oggi rappresenterà un primo importante spartiacque.