Brescello, l’ex sindaco Ermes Coffrini fu il legale dei Grande Aracri

Lo storico primo cittadino e avvocato (padre di Marcello Coffrini) fu scelto dal 2002 al 2006 per una causa al Tar. Nel 2003 i suoi assistiti Francesco e Antonio Grande Aracri furono arrestati nell’inchiesta per mafia Edilpiovra

BRESCELLO (Reggio Emilia)  Ermes Coffrini è stato l’avvocato della famiglia Grande Aracri e del suo capostipite a Brescello, Francesco Grande Aracri. Lo fu per alcuni anni, dal 2002 fino al 2006, quando si concluse formalmente una lunga pendenza legale davanti al tribunale amministrativo di Catanzaro, sede competente per la disputa a cui era ricorsa la famiglia cutrese trasferitasi anni prima a Brescello e che scelse l’allora sindaco del paese di Peppone e don Camillo come proprio legale di fiducia, pescato al nord per una causa celebrata al sud.

LA CAUSA. La pendenza era sorta per un condono edilizio non andato a buon fine e per evitare l’esproprio di alcuni immobili nel Crotonese dei Grande Aracri. Al di là della legittima questione del patrocinio legale, emerge quindi la relazione tra l’avvocato che era anche sindaco e la famiglia finita poi nelle cronache giudiziarie per fatti di ’ndrangheta.

Coffrini stesso – raggiunto al telefono – conferma i fatti. Il ricorso è stato presentato nel 2002 da nove componenti della famiglia davanti al Tar di Catanzaro contro la prefettura, il ministero dei Beni culturali, l’ufficio centrale per i beni archeologici e la Soprintendenza della Calabria, come descritto nelle sentenze riportate negli atti del tribunale calabrese che abbiamo visionato. L’avvocato Coffrini – per 19 anni sindaco di Brescello – condivide da anni lo studio con il figlio Marcello, anch’egli sindaco di Brescello dal 2014 e da poco dimessosi anzitempo per aver speso parole benevole proprio per Francesco Grande Aracri (condannato in giudicato per reato di associazione mafiosa) mentre il Comune è in attesa di una pronuncia del ministro dell’Interno Angelino Alfano sullo scioglimento per condizionamenti mafiosi.

LA SCELTA. Ermes Coffrini fu scelto dai Grande Aracri attraverso l’intermediazione di un altro brescellese di Cutro: «Fu Rondinelli a venire da me per mezzo di un giovane avvocato che mi chiese di occuparmi di questa pratica di condono edilizio, mia materia principale. Ma io non ho mai incontrato per questo motivo i Grande Aracri» dice Coffrini che gestì la causa insieme all’avvocato Pietro Funaro, questo sì di stanza nelle vicinanze di Cutro, nel comune di Botricello, poi difensore in altre cause insieme all’avvocato Domenico Grande Aracri (arrestato nell’inchiesta Aemilia perché avrebbe mostrato alla consulente Roberta Tattini un detonatore per esplosivo “C4” facendo intendere il potenziale malavitoso della famiglia).

Tra i componenti coinvolti nella causa presa in carico dallo studio di Coffrini – cinque donne e quattro uomini, tutti con il cognome di famiglia – spiccano i capifamiglia, come Francesco Grande Aracri e i fratelli Antonio e Domenico. Il primo è il più noto, residente in via Pirandello a Brescello, fratello maggiore del boss del clan, Nicolino Grande Arcari, quest’ultimo già arrestato nel 2001 all’interno dell’inchiesta Scacco Matto.

LE INCHIESTE. All’epoca della causa davanti al Tar, terminata in prima istanza nel settembre del 2002, Francesco Grande Aracri non era ancora noto ai più. Era un imprenditore edile anche se in realtà aveva già al suo attivo una condanna per estorsione del 1992, emessa dal tribunale di Parma, che gli valse una pena a 1 anno e 6 mesi di reclusione. In realtà, però, proprio in quell’estate ebbe inizio Edilpiovra, l’inchiesta della Dda di Bologna che portò nel 2004 alla condanna in abbreviato di Francesco a 3 anni e 6 mesi (poi confermata in giudicato per associazione mafiosa), che lo indicava come il reggente nel Reggiano in nome del fratello minore e capoclan Nicolino.

La prima sentenza depositata nel settembre del 2012 non concluse però la pratica legale in mano a Coffrini, che per il pronunciamento della sospensiva dovette attendere un’udienza pubblica il 24 marzo 2006 e la definitiva pronuncia del Tar nel maggio dello stesso anno. Periodo in cui, nel frattempo, scattarono gli arresti per Edilpiovra (era il febbraio del 2003) che portavano in carcere anche gli assistiti di Coffrini, Antonio e Francesco Grande Aracri.

"IO NON CHIEDO CERTIFICATI PENALI".  «Ho seguito quella pratica esclusiva con attinenza specifica». Ermes Coffrini sta vivendo mesi difficili, forse i più intensi della sua attività di avvocato a Reggio e di ex amministratore di Brescello, dove è stato prima assessore all’Urbanistica sotto il sindaco Volmer Bonini, poi sindaco per 19 anni (dal 1985 al 2004) passando lo scettro al figlio/avvocato Marcello, che nella giunta Vezzani (2004) fu assessore all’Urbanistica per diventare nel 2014 sindaco a sua volta, messo poi all’angolo dalla commissione prefettizia che ha indagato sulle infiltrazioni con la criminalità.

«Non mi ricordavo nemmeno dell’altra pratica del 2006, ricordavo quella del 2002– racconta Ermes Coffrini riferendosi alla tutela legale offerta al Tar ai Grande Aracri – Comunque se viene un signore e ha bisogno non gli chiedo un certificato penale o attinenze con la sua moralità. Io tutelo un diritto particolare. Altrimenti qui un avvocato non deve più tutelare un eventuale mafioso o un medico curarlo?».

Coffrini risponde dal suo studio in via Sessi, che condivide con il figlio. «Mi è stata chiesta quella consulenza, poi se questi vengono implicati in procedimenti penali pensanti io non ho ritenuto di saperlo e nemmeno mi sono posto il problema. Non aveva alcuna attinenza anche dal punto di vista dell’etica professionale. Quella è una causa specifica limitata, non interferisce con attività delittuose commesse come clienti».

Coffrini rivendica il principio della tutela legale. Su di lui, semmai, il problema ricade sul piano politico, dove ormai anche il Pd ha rispolverato la linea – per bocca del segretario Andrea Costa – della necessaria valutazione non solo del profilo della liceità nei comportamenti degli amministratori ma anche dell’opportunità di mantenere taluni rapporti, vista l’aria che tira a Reggio dopo Aemilia.

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Traccia di altre relazioni tra Coffrini e i Grande Aracri sono poi contenute nella relazione della commissione d’inchiesta su Brescello, che punta il dito anche sulla delocalizzazione sempre agli inizi degli anni 2000 che trasferì diritti edificatori residenziali verso via Pirandello, dove sorse poi “Cutrello”, luogo di insediamento del clan Grande Aracri, primi beneficiari dell’operazione senza che altri cittadini danneggiati aprissero bocca.
«Ma questa gente ha sempre vissuto sottotraccia – taglia corto Coffrini – Altri hanno vissuto invece in maniera più appariscente ma senza mai nessuna lagnanza. Non li ho nemmeno visti per quella causa».

Coffrini in passato non ha mai negato la conoscenza diretta con il compaesano Francesco Grande Aracri, di cui era sindaco e ora si scopre anche legale. Ma intorno al 2000 i loro destini si intrecciano più volte. «Lui me lo sono trovato a casa una volta, ero ancora sindaco, sarà stato il 2002 o il 2003, perché dovevo far montare un portone e l’artigiano si presentò con Francesco Grande Aracri ma io pagai al primo e la storia finì lì».