«Disastro ambientale, trovata la prova»

Il legale dei familiari ha portato in Procura un nuovo documento per il secondo filone d’indagine

CORREGGIO. «Proprio nei giorni scorsi abbiamo raccolto una prova documentale schiacciante, che testimonia come il pericolo legato all’amianto sia attuale. Questo sarà determinante nello sbloccare l’indagine per disastro ambientale doloso».

Non ha dubbi l’avvocato Ernesto D’Andrea, il quale assiste i familiari delle vittime dei dipendenti Cemental morti dopo il contatto con l’amianto. A novembre dello scorso anno le indagini preliminari nell’ambito del fascicolo aperto da un paio d’anni per disastro ambientale doloso, sempre all’interno del “caso Cemental”, hanno subìto improvvisamente uno stop. Ora, secondo il legale, potranno essere riaperte.

«Queste indagini si sono fermate perché mancava un tassello fondamentale, una prova cruciale di tipo tecnico-scientifico, che conferma il disastro ambientale doloso – continua l’avvocato D’Andrea – Io voglio portare in Tribunale anche questo secondo filone d’indagine. Ci sono già circa 100 correggesi che si costituirebbero parti civili». Questo perché la paura delle ricadute dell’amianto della Cemental è ancora viva tra i correggesi.

Proprio ieri mattina, a margine dell’udienza preliminare con cui il giudice ha rinviato a giudizio Franco Ponti, il legale ha depositato in procura questo documento, che testimonierebbe come l’amianto sia presente anche oggi e il pericolo per la salute sia attuale.

«All’udienza preliminare avrebbe voluto partecipare anche una signora che non ha mai lavorato alla Cemental, eppure la settimana scorsa ha scoperto di avere un mesotelioma» aggiunge Andrea Nanetti, figlio di Luciano, morto di mesotelioma nel 2012.

Nel frattempo, sono sempre più numerose le testimonianze dei familiari delle vittime di amianto. Come Maria Rota, figlia di Luigi, morto a 68 anni.

«Mio padre mi è morto in braccio, soffocando, per gli effetti dell’amianto – racconta Maria – papà è deceduto nel 1989: allora non sapevano ancora cosa fosse un mesotelioma. Gli avevano trovato una macchia in un polmone rivelatasi purtroppo fatale». (s.a.)