Un parco per tutti i bimbi e piazze senza ostacoli

Rabitti, presidente di Fcr, annuncia i progetti destinati a cambiare la città «Al Noce Nero sarà possibile divertirsi anche se mancherà l’altalena»

REGGIO EMILIA. Il progetto “Reggio Emilia città senza barriere” poteva essere solo uno slogan. «Invece è come smuovere una montagna, ma guardiamo a quello che abbiamo già fatto”, dice Annalisa Rabitti presidente di Fcr, che ha il compito di coordinare un percorso che finirà «quando non ci sarà più bisogno di ricordare che esistono le categorie più fragili. Solo allora vorrà dire che è fatta». All'indomani della riunione della Commissione consiliare nel corso della quale è stato fatto il punto della situazione sul progetto “Reggio Emilia città senza barriere”, con Annalisa Rabitti siamo partiti dalle cose che sono ancora da fare e che si possono fare a breve.

Uno dei progetti è quello di un parco in cui possano giocare tutti, indipendentemente dalla disabilità...

«Abbiamo scelto il parco Noce Nero alla Rosta per due ragioni: perché è servito dalla linea bus in cui i mezzi sono tutti attrezzati per il trasporto delle persone con disabilità e perché si trova in un quartiere in cui sono presenti scuole, asili, un cinema e un centro sociale. Ascoltando i bambini abbiamo pensato non a un parco fatto con i giochi ma che viva in tutte le stagioni. I bambini ci hanno detto che non vogliono l'altalena, ma disegnare per terra e per questo abbiamo pensato a lavagne su cui disegnare e poter giocare alla settimana. Poi ci hanno chiesto panchine grandi su cui poter giocare con i sassi. Sarà un parco per tutti i bambini».

Reggio non è una città a misura di disabile... cosa risponde a questa affermazione?

«Stiamo riqualificando piazza Prampolini, lo stesso si farà nello spazio antistante al teatro Ariosto e siamo in attesa dell'arrivo del sollevatore per portare le sedie a rotelle anche nei palchi dei teatri. Stiamo facendo un progetto perché a Reggio ci siano sevizi igienici accessibili a tutti anche nelle ore serali e partirà una campagna di sensibilizzazione con i commercianti. Spiegando loro che la persona disabile è un cliente con una capacità di spesa come qualsiasi altra persona. Ma qui entriamo su un piano di conquista culturale».

E' la sfida più difficile?

«Sì. All'inizio i tavoli di lavoro in cui sono suddivisi i circa 200 partecipanti ponevano molte rivendicazioni, poi si è capito che non era una gara ma un lavorare assieme. Così è nato il progetto dei “facilitatori sociali" per formare persone che hanno avuto vissuto esperienze di disagi gravi e farli lavorare allo sportello accoglienza. Utilizzando la fragilità come punto di forza. Così come il corso di formazione con gli autisti di Til e Seta per far comprendere che a volte è l'atteggiamento di una persona la prima barriera da superare».

State pensando a qualche azione contro l'occupazione dei parcheggi per disabili?

«Reggio ha un numero di stalli auto per handicap adeguato, il problema è la maleducazione. Faremo flash mob davanti alle scuole occupando i parcheggi con le carrozzine con su scritto “stiamo qui 5 minuti” o “sta piovendo”, le scuse più utilizzate. Poi utilizzeremo la rete per diffondere le immagini».

Già, quando arriverà il sito web?

«Abbiamo bisogno di un portale dove sia possibile trovare rapidamente informazioni, servizi, diritti, opportunità. Ma deve funzionare come quello di un'azienda commerciale e dare risposte precise in tempi rapidi. Stiamo cercando fondi dalla Ue e da sponsor per realizzarlo: deve essere utile e non un progetto vetrina».