Aemilia, la Regione attacca il Ministero

L’assessore Mezzetti al guardasigilli Orlando: «Noi abbiamo speso soldi, lui risolva l’emergenza organico». Affondo alla Dia

REGGIO EMILIA. Beni sequestrati e confiscati alla ‘ndrangheta: la Regione, per dribblare il macchinoso e inconcludente sistema nazionale, intende proporre un protocollo d’intesa ai singoli tribunali – in primis Reggio Emilia e Bologna – affinché questi ultimi concedano agli enti locali in uso temporaneo ma immediato gli immobili confiscati. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla Legalità, Massimo Mezzetti, ieri in città per l’incontro alla Panizzi su mafia e lavoro, organizzato da Cgil, Cisl e Uil. L’incontro ha aperto le iniziative antimafia in vista del maxiprocesso Aemilia di mercoledì, fra le quali anche la Giornata dedicata alle vittime della mafia di domani.

LA MAPPA DEI BENI. Le proprietà requisite ai mafiosi, in Italia, vengono generalmente censite dall’Ansbc (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), ente preposto che dovrebbe poi comunicarlo alle prefetture. «Peccato che l’Agenzia indichi solo le particelle catastali, che per un solo bene possono essere parecchie, e che il flusso di informazioni sia carente», spiega Mezzetti. Nella nostra Regione – quarta in Italia per sequestri – esiste una mappatura dell’Università di Bologna. L’aggiornamento più recente parla di ben 90 confische definitive in Emilia-Romagna. «Il numero comincia a essere significativo: noi vorremmo dimezzare i tempi di mancato utilizzo di questi stabili e destinarli a usi sociali, vista anche l’emergenza abitativa a Bologna – dichiara l’assessore – il tribunale potrebbe, subito dopo la confisca definitiva, affidare questi immobili in via temporanea agli enti locali, ma per farlo è necessario stilare dei protocolli d’intesa con i singoli tribunali, cosa che intendiamo proporre quanto prima».

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene

(dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

ATTACCO A ORLANDO. Con il ministro Andrea Orlando – quest’ultimo, per la prima volta, ha riconosciuto il problema di organico degli amministrativi a Reggio (ne servono almeno cinque dedicati, altrimenti i procedimenti ordinari rischiano la paralisi, ma di questo personale ancora non v’è traccia) – Mezzetti non è stato tenero: «In questi giorni con Aemilia Reggio sarà al centro della ribalta nazionale. La Regione, tra fase preliminare e ordinaria, ha stanziato un milione e 300mila euro, un finanziamento straordinario non dovuto; eppure c’è ancora il problema degli amministrativi. Spero che il Ministero provveda, perché questo è di loro esclusiva competenza, visto che non hanno fatto fronte dal punto di vista economico».

È POLEMICA CON LA DIA. Mezzetti è stato polemico anche con la recente relazione della Dia, colpevole a suo avviso di aver definito la società emiliano-romagnola «silenziosa e omertosa», tanto da aver ostacolato il lavoro degli inquirenti. «A parte il fatto che la relazione, pronta sei mesi fa, è stata presentata di recente, mentre in questi mesi sono accaduti diversi fatti – premette l’assessore – in ogni caso, mi pare autoassolutorio e ingeneroso: sindacati ed enti pubblici segnalavano ciò che accadeva nei cantieri fin dagli anni ’90, mentre la Dia è stata istituita a Bologna solo nel maggio 2012. Mi pare che il Governo sia arrivato tardi».

IL RISCHIO SUBAPPALTI. Sui tempi dell’approvazione del Testo Unico Legalità, che nelle intenzioni di viale Aldo Moro semplificherà la normativa edilizia (si passerà da quasi 150 articoli a una cinquantina) e la renderà più stringente nel contrasto alla penetrazione mafiosa, Mezzetti si augura che si arrivi all’approvazione entro l’estate. «Ma molto dipenderà da Roma, che deve riformare il Codice Appalti e il Codice Antimafia, perché noi dovremo sintonizzare il Testo Unico con queste due normative», che Renzi ha promesso entro maggio-giugno. Certo, conclude Mezzetti, la bozza del Codice Appalti, che toglie qualsiasi limite al subappalto, già anello debole della catena, «non ci aiuta a scardinare il predominio del prezzo basso, tramite il quale l’illegalità si è imposta, e a far passare l’idea che chi non sta nelle regole verrà interdetto ed escluso dal mercato. Anche su questo, speriamo che a livello nazionale si rifletta bene».