Un esposto alla Consob dei piccoli azionisti Iren

Fantuzzi e M5s all’attacco: «Situazioni poco chiare con il Comune di Torino» Oggi la presentazione del bilancio e l’approdo in commissione del nuovo statuto

REGGIO EMILIA. Iren presenterà oggi i conti, rendendo pubblico il bilancio del 2015, ma i piccoli azionisti sono già sul piede di guerra e li contestano.

Il loro portavoce, Francesco Fantuzzi, preannuncia un esposto alla Consob per denunciare, con l’appoggio del M5s, la dissimulazione e la dilazione dei grossi crediti verso il Comune di Torino e Iren rinnovabili. Intanto i sindacati si preparano a indire lo sciopero contro la privatizzazione della società.

L’epicentro della protesta sarà oggi la commissione consiliare convocata per le 18,30 in Municipio. Vi assisterà una folta delegazione dei piccoli azionisti e del comitato Acqua bene comune, che condividono con i sindacati il timore che la modifica dello statuto, permettendo ai Comuni di cedere ai privati una parte delle quote azionarie (facendole scendere dal 51 al 25%) abbia effetti negativi sulla qualità del servizio e sul trattamento dei lavoratori. «Inoltreremo l'esposto – riferisce Fantuzzi – nei prossimi giorni. Siamo certi che la Consob stimolerà il presidente Francesco Profumo e l’intero cda di Iren a presentarsi con le risposte del caso nell’assemblea dei soci convocata per il 22 aprile».

L'inghippo più opaco e sospetto indicato dai piccoli azionisti è il vecchio debito del Comune di Torino, che ammontava a 120 milioni ed è poi salito a 190 milioni anche per l'acquisto, da parte di Iren, della società Amiat proprietaria dell’incineritore torinese.

«Il credito – spiega Fantuzzi – viene gestito all’interno di un’operazione di conto corrente condiviso con lo stesso comune. Senza mai coinvolgere noi azionisti gli è stato concesso un fido di 120 milioni, trasformando il credito commerciale in un credito finanziario per migliorare cosmeticamente la posizione finanziaria netta complessiva. Ciò equivale a un finanziamento a lunga scadenza a un tasso di favore per una somma consistente e fuori controllo. Perché lo si concede a Torino e non a Reggio? Iren alza la voce verso i condomini, razionando l’acqua per 17mila euro di fatture non pagate, mentre usa un trattamento di riguardo verso chi gliene deve 190 milioni».

L’altro punto dolente è la partecipazione in Iren rinnovabili: «La capogruppo – sottolinea Fantuzzi – vanta nei suoi confronti un credito di 32 milioni, che si aggiungono ai milioni spesi per il Tecnopolo presso le ex-Reggiane. Iren non è un’immobiliare. Schiacciata dai debiti, ha ceduto tre anni fa a un fondo i locali della propria sede. Perché Iren rinnovabili non viene consolidata nel bilancio del gruppo?».

Alessandra Guatteri, consigliere comunale M5s, gli dà man forte: «Se chi governa Iren - scrive - ha deciso che si tratta solo di una società per azioni quotata in borsa e non più di un'azienda che deve mantenere un ruolo di rispetto e attenzione per i territori, allora Iren si comporti da azienda privata e cominci a rispondere del suo operato».