Premiate l’attrice Rina Mareggini e la sua Compagnia Teatro Nuovo

SCANDIANO. Grande successo della Compagnia Teatro Nuovo di Scandiano che al Manzoni di Vezzano ha ritirato il premio come migliore compagine dialettale e, con la sua presidente, Rina Mareggini, il...

SCANDIANO. Grande successo della Compagnia Teatro Nuovo di Scandiano che al Manzoni di Vezzano ha ritirato il premio come migliore compagine dialettale e, con la sua presidente, Rina Mareggini, il premio Superstar del Teatro Dialettale. Un riconoscimento a quasi 20 anni dalla fondazione della compagnia scandianese, che, dopo un inizio “classico”, ha optato per il dialetto reggiano.

«Sono sinceramente grata alla Compagnia – dice Rina Mareggini, 55 anni, da 19 presidente della Ctn – per il mio premio che ricevo da tre anni ma che ha un sapore diverso averlo condiviso anche gli altri 14 componenti».

La Mareggini sale sul palco nel 1985 con il regista Silvano Morini (che ancora dirige la Ctn) poi, nel 1997, fonda la Compagnia Teatro Nuovo, partecipando a tutti gli spettacoli, interpretando ruoli e personaggi sempre molto diversi.

Come è salita sul palco?

«Grazie a Roberto Cavalli – ricorda la Mareggini – un amico di Scandiano che organizzò un corso di teatro. Mi invitò. Mi innamorai di questa arte e da allora non ho più smesso».

Rina Mareggini ha un curriculum ricco. Ha lavorato come attrice, in spettacoli di carattere medioevale, con la compagnia di Auro Franzoni, prestando la voce per documentari, audiovisivi e spot pubblicitari.

Autrice dello spettacolo “Rose rosse per te”, presenta anche serate ed è impegnata in scuole e biblioteche in progetti di letture espressive di racconti e favole per bambini.

Ha realizzato progetti culturali in ambito storico-sociale dedicati alla Resistenza, alla Shoah, alla strage di Bologna con letture e performance. Ha frequentato Dario Fò e Franca Rame dimostrando la sua poliedricità.

Ma come si conciliano lavoro – è impiegata presso il Comune di Casalgrande – essere moglie e madre di tre figli?

«Mio marito Massimo – precisa – mi ha sempre sostenuto. Sa che sul palco mi sento realizzata. I miei figli sono sempre venuti con me, aiutandomi ad imparare il copione».

Qual è il suo sogno ?

«Eguagliare Ennia Rocchi. Reputo che per una donna che sta sul palco dei dialettali, sia un punto di arrivo».

Perché proprio il dialettale?

«Perché è importante conservare le nostre tradizioni. Fosse per me lo insegnerei a scuola. So che è difficile, ma se perdiamo questa lingua, avremo perso molto della nostra storia».