Botte al rivale in amore: condannato

Castellarano: in cinque pestarono e rapinarono un uomo. Tre anni di carcere all’unica persona che venne identificata

CASTELLARANO. Non accettava che quell’uomo vivesse con la sua ex donna. Così capeggiò una spedizione punitiva durante la quale il rivale in amore venne pestato e rapinato anche di una catenina. Per quell’episodio, accaduto un anno fa a Castellarano, il tribunale ieri ha condannato a tre anni di reclusione il foggiano 56enne Giovanni Quitadamo, residente a Casalgrande.

Il collegio giudicante, presieduto da Francesco Caruso, ha disposto anche una provvisionale di 8 mila euro alla parte civile, un palermitano di 59 anni tutelato dall’avvocato Domenico Noris Bucchi, che ora procederà in separata sede per chiedere il risarcimento del danno.

L’aggressione al siciliano fu particolarmente violenta. Era il 16 marzo 2015 quando il foggiano si presentò dove viveva la parte offesa, suonò al citofono e disse: «Digli a quel pezzo di m... che scende». Poi aggiunse che se non l’avesse fatto avrebbe dato fuoco al suo camion parcheggiato in cortile. L’uomo, allarmato da questa minaccia, scese al piano di sotto e cadde in una vera e propria imboscata. Due persone lo bloccarono da una parte e dall’altra, mentre Quitadamo lo colpì con un pugno in faccia. Un’altra persona aprì l’auto dell’imputato e tirò fuori un manganello di legno con il quale lo colpì a un occhio mentre un quinto soggetto prese un masso da terra per tirarglielo contro. Il malcapitato venne picchiato anche mentre si trovava privo di sensi a terra. In quella circostanza gli venne anche strappata una catenina d’oro dal collo.

Per questo episodio, dopo le indagini dei carabinieri di Castellarano, il foggiano è finito a processo per lesioni aggravate, rapina e porto di arma impropria. Gli altri componenti del commando punitivo, che non sono stati riconosciuti, non sono stati identificati.

A seguito di quel pestaggio il palermitano rimediò abrasioni diffuse alle braccia e al collo, iperemia congiuntivale all’occhio sinistro (arrossamento), frattura di una costola, varie contusioni da percosse e un trauma commotivo.

Il pm ieri mattina ha chiesto una condanna a due anni e mezzo per l’imputato, mentre il collegio ha deciso inasprire la pena, aggiungendo altri sei mesi di reclusione.