«Oggi resistere vuol dire rifiutare l’intolleranza»

Gli studenti reggiani a Praga per capire il significato dell’ Operazione Anthropoid Il sacrificio di sette parà inglesi per eliminare lo spietato generale Ss Heydrich

PRAGA. Il Viaggio della Memoria di Istoreco, che in questa edizione 2016 sta portando oltre mille studenti a Praga, è incentrato sull'oppressione nazista, sull'Olocausto, certo, ma non si dimentica – ne potrebbe farlo – l'aspetto della Resistenza, così presente in quegli anni. A Praga in particolare ci si concentra sull'uccisione di Reinhard Heydrich, il capo della sicurezza del Reich, ferito mortalmente da resistenti cecoslovacchi addestrati in Gran Bretagna. L'operazione Anthropoid ha portato all'eliminazione di uno dei vertici nazisti e ad una violentissima rappresaglia, costata la vita a oltre 8mila persone. Oggi, ispira la riflessione di Lucia Cucchi della 4° B del liceo Moro. «Cosa significa resistere? Forse oggi dopo aver visto i luoghi dell'attentato dell'operazione Anthropoid l'ho capito un po' meglio – dice – due i giovani attentatori del capo nazista Heydrich e sette in tutto i paracadutisti morti nella chiesa di San Cirillo e Metodio, che all'allagamento della cripta in cui erano nascosti e agli spari nel muro, alle ferite non hanno ceduto consegnandosi. Si sono uccisi, perché la missione era stata compiuta e resistere significava resistere anche alle conseguenze delle proprie azioni, soprattutto».

Dei due attentatori, Istoreco si era già occupato con il libro Gli Occhi Di, che oggi serve da ispirazione a Lucia: «Abbiamo fatto una riflessione interessante su cosa significa resistere, e di che tipo è una forza resistente: non una semplice forza uguale e contraria, come la cara fisica vorrebbe, bensì qualcosa che va oltre il non aderire, il non pensarla allo stesso modo, potremmo dire che sia una forza pulsante, centrifuga».

Questo oggi cosa comporta? Non violenza ma impegno. «Come declinare la resistenza oggi? Dobbiamo scendere in campo e combattere, organizzare missioni? La risposta è molto semplice: «sì – dice per poi chiarire – non scendere in campo con pistole e bombe, ma resistere portando avanti i nostri progetti con coerenza, alzando un muro contro l'intolleranza dilagante verso tutto quello che è diverso, verso quello che ci fa paura e che ancora però non ci ha fatto nulla di male».

Non avevano fatto nulla di male i protagonisti di un altro pezzo del Viaggio, il centro di Sonnenstein-Pirna, vicino Dresda. Un bel complesso a ridosso di un castello usato per il programma nazista T4, il programma di “igiene razziale” che ha portato all'uccisione di oltre 300mila tedeschi giudicati “imperfetti”. Quasi 15mila di questi sono finiti nelle camere a gas di Pirna. Persone che «non hanno avuto la possibilitá di opporsi, in quanto erano solo “minoranza”. Voci e vite indegne di essere ascoltate. Fu violato uno dei diritti principali, il diritto alla vita, che dovrebbe essere riconosciuto e tutelato prima di tutto dallo Stato. E bisogna che tutti ne pretendano il rispetto», ammonisce Milena Ilda Lopopolo V E Gobetti Scandiano.

GUARDA LA FOTOGALLERY

IL VIDEO E COMMENTA

www.gazzettadireggio.it