E' morto Arturo Borciani, noto poeta dialettale

Scandiano: aveva 66 anni, oggi pomeriggio i funerali nella chiesa di Pratissolo. L’incasso del suo libro “Dal cânt dal gàl... a còll di gréj” sarà devoluto al Grade

SCANDIANO. Uno degli ultimi custodi della tradizione, della lingua che per secoli ha segnato la nostra terra. Ieri mattina è morto a 66 anni lo scandianese Arturo Borciani, uno dei più conosciuti poeti dialettali reggiani, scomparso dopo una malattia che lo ha progressivamente debilitato.

Il funerale si terrà oggi (martedì 1 marzo): il corteo funebre partirà alle 14 dalla camera mortuaria dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove Borciani era ricoverato, e raggiungerà la chiesa di Pratissolo per la funzione religiosa e poi per la sepoltura nel cimitero locale. I familiari chiedono ai partecipanti non fiori ma offerte all’associazione Grade Onlus, la conosciuta associazione reggiana che sostiene la ricerca sulle malattie del sangue, così da aiutare il reparto ospedaliero che ha seguito il 66enne negli ultimi anni.


Borciani, nato a Villa Bagno e cresciuto nella campagna reggiana, lascia la moglie Franca, la figlia Prisca e le nipotine, che adorava e che rappresentavano una delle grandi motivazioni nel suo lavoro, quello di propagatore del dialetto reggiano. Borciani ha realizzato nella sua lunga carriera parecchie pubblicazioni, fra cui alcune molto note, come “E nuèter arzân da la tèsta quêdra” e “Dal cânt dal gàl…a còll di gréj”. Quest’ultima raccolta, uscita nel 2015 e dal titolo purtroppo profetico, contiene alcune delle sue poesie più famose, legate all’infanzia a Bagno, alle esperienze vissute nel mondo contadino e alle “sue donne”, moglie, figlia e nipotine. “Dal cânt dal gàl…a còll di gréj” continuerà a essere venduto e verrà devoluto proprio al Grade, per fornire un altro sostegno all’associazione.

Borciani si è conquistato la sua notorietà partecipando a tante iniziative incentrate sul dialetto reggiano, e ottenendo parecchi premi. Nel settembre 2015 è arrivato terzo alla 36esima edizione del concorso di poesia dialettale “La Giarèda” promosso dalla Fabbriceria della Ghiara, grazie alla poesia “Eternit”, dal chiaro richiamo ai danni causati dall’amianto nelle nostre zone, anche nelle aree più rurali.
Nell’ottobre 2011 si era aggiudicato il primo posto del concorso di Sant’Ilario d’Enza, organizzato dal Comune e dalla compagnia “Fom la Fàm”. In questa occasione, la vittoria è arrivata con un’opera densa di nostalgia, “Cs’èla ’na mèdra" (Che cos’è una madre).